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AST, “La mia battaglia contro il sistema”: storia della cacciata (e del ritorno) di Gaetano Tafuri

“La mia avventura in AST (Azienda Siciliana Trasporti) inizia nel 2012. Uscivo dalla carica di commissario della ferrovia circumetnea e l’allora presidente della Regione Raffaele Lombardo volle affidarmi l’incarico di vice presidente dell’AST. Accettai senza indugio, non potevo sapere ancora quello che mi aspettava!”

Comincia così la nostra chiacchierata con Gaetano Tafuri, l’avvocato catanese che, dopo essere stato messo alla porta al tempo del governatore Rosario Crocetta, dal luglio del 2018 è tornato in AST, questa volta da presidente.  

“Quando arrivai per la prima volta in AST, nel 2012, il presidente del CDA era Dario Lo Bosco mentre il direttore generale era, da circa 20 anni, Emanuele Nicolosi. Dopo un paio di mesi – racconta Tafuri – mi accorsi delle prime anomalie. Mi documentai per bene e venne fuori un quadro drammatico: debiti alle stelle, esposizioni bancari per quasi 80 milioni di euro, di cui oggi continuiamo a pagare il costo. Ma il peggio doveva ancora venire. Proseguendo nell’analisi dei bilanci mi accorsi che da anni operava all’interno dell’AST un vero e proprio comitato di affari. Voglio ricordarlo, era il 2012, e tutto girava intorno ad un soggetto allora considerato intoccabile, il paladino dell’antimafia Antonello Montante.”

“Da 15 anni l’AST aveva un unico fornitore di ammortizzatori – ricorda Tafuri – la MSA di Antonello Montante. I numeri non mentono ed ancora oggi i bilanci dell’AST rappresentano l’evidenza di una gestione ai danni delle Regione che andava avanti da anni. L’AST acquistava, solo e soltanto da Montante, ammortizzatori a cifre assurde: nel 1995 commesse per un miliardo di lire, nel 1999 commesse per un miliardo e mezzo di lire, 2001 un miliardo e mezzo, 1,3 milioni di euro nel 2003, 1 milione di euro nel 2007. Cifre già di per sé imbarazzanti che danno la dimensione di questo affare se confrontati con il costo annuale sostenuto negli anni successivi (circa 35 mila euro alll’anno). C’era poi il capitolo degli pneumatici. L’AST pagava regolarmente un prezzo superiore 30% rispetto a quello di mercato, rifornendosi, anche in questo caso, da un unico fornitore attraverso un sistema collaudato! In gara – ricostruisce Tafuri – si chiedeva di poter dimostrare un fatturato annuo stellare! Fino a 5 volte superiore rispetto alla base d’asta. Determinando così un monopolio di fatto da parte dell’unica, ed arcinota, azienda di rivendita di gomme di Palermo.

Di fronte a questa situazione Tafuri decide di informare il presidente Crocetta, avendo già chiesto le dimissioni del direttore Nicolosi. Ma, invece di punire i responsabili ed avviare una operazione di risanamento dell’AST, ad essere buttato fuori fu proprio Tafuri.

“Fui revocato per mancanza del rapporto fiduciario – racconta Tafuri – è sa da chi? Proprio da Emanuele Nicolosi che, nel frattempo si era dimesso da direttore generale per essere nominato da Crocetta nel Consiglio di Sorveglianza che, all’interno dell’AST assolve a gran parte delle funzioni dell’assemblea dei soci, compresa la nomina del CdA e l’approvazione dei bilanci. Con l’assurdo che Nicolosi, appena dimissionato da direttore, si ritrovò quell’anno ad approvare i suoi stessi bilanci”

“Avevo toccato fili ad alta tensione. Ma allora nessuno era ancora consapevole del sistema Montante. Un sistema però che proprio in quel periodo stava per compiere una titanica impostura”.

E’ la nota vicenda del tentativo di scalata della MSA di Montante In AST, tramite la Jonica Trasporti e Turismo, società interamente partecipata dalla Regione, le cui quote appartenevano per il 51% all’Ast e per il restante 49% proprio a Msa (Mediterr Shock Absorbers) del gruppo Montante.

“Quando iniziai a contestare il meccanismo della fusione per incorporazione che era in atto eravamo ancora sotto la presidenza Lombardo – ricorda Tafuri. – Fu proprio l’allora presidente della Regione che mi convocò invitandomi a studiare ed offrire un parere sui patti parasociali che erano stati proposti per governare questa fusione. Patti che erano stati predisposti con il beneplacito di chi allora era ai vertici dell’Azienda, cioè Nicolosi e Lo Bosco. Patti che erano chiaramente redatti nell’esclusivo interesse del socio privato. Nel giro di poche ore risposi a Lombardo che quei patti io non li avrei sottoscritti neanche sotto tortura. Intanto per l’illogicità dell’operazione: la società di MSA di Montante aveva il 49% di Ionica Trasporti e AST il 51%. Avendo la maggioranza assoluta l’operazione più naturale era quella di acquistare per intero la quota di MSA e non certo quella di una simile fusione per incorporazione. Per capire meglio vi faccio qualche esempio. Nei patti parasociali era previsto, ad esempio:

– che il socio privato con una quota del 0,4% avrebbe avuto diritto a 2 componenti su 5 del CDA;

– che ad ogni delibera assunta in assemblea col voto contrario del socio privato la società sarebbe stata costretta a pagare 3mila euro al privato;

– un patto di gradimento capestro: se Ast avesse voluto vendere una porzione delle proprie azioni avrebbe dovuto ottenere il previo consenso del socio privato.

Alla fine l’operazione non si fece evitando così la scalata di un privato in società pubblica. Lo Bosco continuò a fare il presidente per diversi anni, poi nel 2016 si dimise. Intanto l’azienda era stata letteralmente spolpata. Alcuni rappresentanti sindacali, col ricatto della pace sociale, dettavano legge, determinando di fatto il malfunzionamento del servizio pubblico.

“Qui era pieno di imboscati. L’azienda pagava decine di dipendenti che non facevano assolutamente nulla mentre i turni erano studiati a tavolino per far prendere straordinari e trasferte a dipendenti compiacenti con costi che schizzavano alle stelle per l’azienda – ricorda Tafuri -.  Una situazione che ha determinato in default dell’azienda, tanto che, quando nel 2018 sono tornato, nominato dal presidente Musumeci, qui non si pagavano più nemmeno gli stipendi”.

“Ora l’attività di risanamento va avanti da oltre due anni. L’esposizione bancaria da80 milioni è scesa sotto i 35. Siamo passati da forniture di 650 mila euro l’anno per pneumatici ad una media di 400 – 430 mila euro l’anno. Siamo proprietari al 100% di Ionica Trasporti. Le gare vengono fatte in assoluta trasparenza, ad esempio per gli penumatici adesso chiediamo il prezzo pro capite e non più la resa chilometrica (che poteva agilmente essere falsata) come avveniva prima. Abbiamo ridotti al minimo le spese correnti – aggiunge Tafuri – non ha consulenti, non ho telefonino, per raggiungere gli uffici mi muovo con la mia macchina. Tirando le somme, quello del 2019 è l’unico bilancio che è andato in positio e, ormai da diversi mesi, gli stipendi vengono pagati regolarmente”

“Anni di malaffare hanno incollato sull’AST la peggiore delle reputazioni. Ma questa è un’azienda che oggi può assolvere al meglio al ruolo del trasporto pubblico siciliano. Finalmente cominciamo anche a raccogliere i frutti del lavoro svolto: i Comuni siciliani tornano a chiamarci per avere il nostro servizio. Nel giro di due anni abbiamo aumentato di diverse migliaia il numero dei nostri utenti e, come molti ricorderanno, quando nel Natale del 2019 Musumeci ci chiese aiuto per organizzare il trasferimento dei pendolari, il primo in epoca Covid-19, l’abbiamo fatto in due settimane e, mentre altre note aziende private hanno determinato parecchi disservizi, i nostri utenti hanno ottenuto un servizio impeccabile. Ancora possiamo fare tantissimo – conclude Tafuri – ma è chiaro che deve essere la Regione ha darci una strategia di futuro nella consapevolezza che, adesso, l’AST è una realtà trasparente, affidabile e competitiva.”

“Un ultima cosa- precisa Tafuri – spero tanto che i responsabili di anni di mala amministrazione paghino perché i debiti che loro hanno creato per arricchirsi li pagano ancora i siciliani”

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