mafia carburante

Il contrabbando dell’oro nero frutta ai clan cifre da capogiro

G. Foschi | La Repubblica

I Moccia a Roma. I casalesi in Campania. I Mancuso in Calabria che avevano deciso di fare concorrenza all’Eni sfruttando un gruppo kazako. E poi Sicilia, Puglia, Veneto, Lombardia. Le mafie hanno, da tempo, messo le mani su un nuovo, grande business: il contrabbando del petrolio. Ma, come documentano le indagini della Guardia di finanza, negli ultimi mesi è accaduto qualcosa di diverso.

Gli affari si sono moltiplicati, i grandi capitali frutto di affari illeciti sono, a maggior ragione in tempo di crisi pandemica, stati investiti perché si ripuliscono facilmente. E poi, perché conviene. Il tutto alle spalle dello Stato, e dunque dei contribuenti. Il numero che ne viene fuori è impressionante: affari per quindici miliardi, due miliardi all’anno sottratti alle nostre tasche.

ogni anno si muovono illegalmente non meno di 300 milioni di litri di benzina e 3.000 milioni di litri di gasolio.

Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza.

Numeri, evidentemente, frutto non del caso. Ma di strutture intelligenti e organizzate, figlie di regie strutturate che da un lato, si legge in un report delle Fiamme gialle, «reimpiega i proventi illeciti nell’acquisizione di depositi di stoccaggio o impianti di distribuzione stradale ». Dall’altro «realizza ulteriori ingenti profitti grazie all’evasione dell’Iva e delle accise immettendo sul mercato carburanti benzina e gasolio a prezzi estremamente concorrenziali».

Questa seconda conseguenza — la concorrenza sleale — sta mettendo in ginocchio moltissimi imprenditori onesti e in grande difficoltà l’intero settore. «La conseguenza — spiega ancora la Finanza — è che chi fa legalmente il mestiere potrebbe cedere le proprie attività a soggetti dotati di ingenti capitali da investire», capitali che spesso arrivano appunto dalla criminalità organizzata.

I metodi per contrabbandare il petrolio sono sostanzialmente due: farli arrivare dall’estero, oppure spacciare per agricolo il carburante normale. A differenziare le due benzine è soltanto il colore. La Finanza ha scoperto che, per evitare di essere scoperti, in diversi camion era montato un pulsante che, in caso di controlli, era in grado di rilasciare nella cisterna uno speciale colorante. «Negli ultimi anni — si legge poi nell’informativa — si è registrato un incremento dei traffici di prodotti energetici dell’Est Europa». Sono falsi. «Si tratta — spiegano gli esperti — di miscele, classificate come oli, ma che hanno caratteristiche simili a quelle del normale gasolio».

Le direttrici principali sono, via terra o treno, attraverso Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Slovenia, cui si aggiungono le rotte via mare dal Nord Africa e dal Medio Oriente, spesso con l’intermediazione di società maltesi che rendono, sulla carta, il prodotto «comunitario».

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