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Salvini e il caso Open Arms si discuterà oggi a Palermo

Nel 2019 l’allora ministro dell’Interno Salvini impedì all’imbarcazione spagnola, che trasportava 147 persone, di attraccare a Lampedusa

di Wladimir Pantaleone – Live Sicilia

PALERMO – A giudizio si o no? Per Matteo Salvini, saranno ore di lunga attesa quelle di oggi nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo dove, a porte chiuse, si celebra l’ultimo atto dell’udienza preliminare al termine del quale il gup Lorenzo Jannelli si ritirerà in camera di consiglio per decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura di Palermo. O, al contrario, il non luogo a procedere. Stamattina, dalle 9:30, parola alla difesa con l’arringa di Giulia Bongiorno, legale dell’ex ministro dell’Interno e attuale leader della Lega. L’avvocatessa, che difese Giulio Andreotti accusato di associazione mafiosa, ha già anticipato la linea difensiva depositando una corposa memoria, 110 pagine.

La vicenda è quella che riguarda il caso Open Arms, la nave della Ong spagnola con a bordo 147 migranti salvati nel mar Mediterraneo: siamo nell’agosto del 2019, Matteo Salvini è ministro dell’Interno del governo Conte-1 e avrebbe impedito all’imbarcazione spagnola di attraccare a Lampedusa, costringendola a sei giorni in mare senza senza comunicare un POS (Place of safety, ovvero ‘porto sicuro’), più volte richiesto.

LA MEMORIA DIFENSIVA

In 110 pagine la difesa di Matteo Salvini “smonta” le tesi dell’accusa.
“L’Italia non è mai stata competente secondo il diritto internazionale per l’indicazione del Pos in quanto, anche a voler escludere la possibilità di una competenza libica, lo Stato responsabile per il rilascio del Pos era la Spagna, quale Stato di bandiera della nave Open arms, e, limitatamente al terzo episodio, Malta”. E ancora: “L’individuazione dello Stato su cui gravano gli obblighi derivanti dalla Convenzione Sar, infatti, non dipende dalla scelta della nave privata che effettui il salvataggio – prosegue la memoria difensiva -. Nel caso di specie, la realizzazione di tutti gli eventi in questione avvenne nelle zone Sar di responsabilità della Libia e di Malta, escludendo un collegamento ‘territoriale’ con l’Italia. Inoltre, lo Stato italiano non assunse il coordinamento, non avendo mai acquisito, neanche volontariamente, la responsabilità di gestione degli interventi, che furono effettuati dalla nave Open arms in totale autonomia”.

“UN PROVVEDIMENTO PIENAMENTE LEGITTIMO”

Secondo la difesa di Salvini: “”Il provvedimento assunto dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli il 1 agosto 2019 era pienamente legittimo, essendo stato adottato ai sensi del cosiddetto decreto Sicurezza bis e conformemente alle norme internazionali, che consentono a uno Stato di interdire l’accesso al proprio mare territoriali, qualora la nave sia impegnata in attività di scarico di persone in violazione delle leggi e dei regolamenti di immigrazione vigenti nello Stato costiero. Ed in ogni caso – si legge nel documento – l’inconsistenza dell’ipotesi di reato (di sequestro di persona, ndr) è stata già evidenziata in punto di insussistenza, in capo all’Italia, dell’obbligo di fornire un ‘luogo sicuro’ secondo le citate norme internazionali e, quindi, di inesistenza di una posizione di garanzia in capo al ministro dell’Interno”.

LA TESI ACCUSATORIA

Nella scorsa udienza i pm di Palermo – il capo della Procura, Francesco Lo Voi, l’aggiunto Marzia Sabella e il sostituto Calogero Ferrara – al termine della discussione, hanno alla fine chiesto il rinvio a giudizio, producendo tra le altre cose la decisione del Comitato Onu dei diritti umani del 29 gennaio 2021 con cui Italia è stata condannata per non avere agito tempestivamente in relazione ad un evento Sar verificatosi al di fuori delle acque territoriali italiane. In chiusura, motivando la richiesta di rinvio a giudizio, il procuratore Francesco Lo Voi, ha detto: “La competenza a rilasciare il POS compete esclusivamente al ministro dell’Interno. Questo dato non solo è fuori discussione perché non è stato contestato ma lo è anche perché tutti i testi che sono stati sentiti – anche per quanto riguarda il procedimento di Catania i cui atti sono stati presentati dalla difesa – a partire dall’ex presidente del Consiglio Conte, si sono espressi in maniera chiarissima sul fatto che ‘la responsabilità dell’atto amministrativo di concessione del POS risalisse alla competenza esclusiva del ministro dell’Interno”.

“DECISIONI COMUNICATE CON UN TWEET”

Secondo i pm palermitani, “le conclusioni – aveva continuato Lo Voi – non solo le testimonianze raccolte dal Tribunale dei ministri di Palermo in fase di istruttoria ma, ancora una volta, pure quelle del procedimento di Catania e qui riversate, ci portano a ritenere che non si tratti di un atto politico ma si tratta, si è trattato e si continua a trattare esclusivamente di un atto amministrativo. Il presidente Conte aggiunge che non si è mai discusso in Cdm dei singoli casi tantomeno dei dettali dei singoli casi. La decisione era esclusivamente del ministro dell’Interno il quale la prendeva e ne portava a conoscenza, generalmente con un tweet o con altre forme di comunicazione pubblica e social, solo successivamente gli altri componenti del governo”.

“LO STATO HA L’OBBLIGO DI SALVARE VITE UMANE IN MARE”

Secondo la Procura di Palermo inoltre vi è una cornice del diritto internazionale che prevale e che riguarda il salvataggio di vite in mare: “Lo stato italiano è vincolato – ha argomentato il sostituto Calogero Ferrara – dal punto di vista dei principi di diritto internazionale universalmente riconosciuti, tra cui c’è quello che impone a ogni stato l’obbligo di salvare la vita di chi si trovi in pericolo in mare. Tale obbligo prevale su ogni altra norma nazionale e su ogni altro accordo tra stati finalizzato anche al contrasto immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani”.

LE PARTI CIVILI

Sono una ventina le parti civili accolte dal gup, tra cui oltre a Open Arms, anche Emergency e i comuni di Palermo e di Barcelona. Questi ultimi 3 sono stati ammessi nell’udienza del 20 marzo scorso e si aggiungono alle precedenti richieste ammesse dal gup Jannelli: Oltre a 7 migranti (di cui uno minorenne), Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps (comandante della nave), Ana Isabel Montes Mier (capo missione Open Arms).

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