palermo zona rossa

“Riteniamo necessario che il prefetto di Palermo convochi i rappresentanti delle Istituzioni e delle parti sociali per fare chiarezza sullo stato dell’emergenza pandemica a Palermo”. Lo dice Confesercenti Palermo sul piede di guerra per la dichiarazione della zona rossa su tutta la provincia, prolungata fino al 22 aprile. L’organizzazione dei commercianti ha già convocato una riunione urgente della giunta provinciale per discutere di questa e delle altre azioni da mettere in campo e sembra che, questa volta, le intenzioni siano bellicose . “Serve più chiarezza sui numeri e sulle scelte che vengono adottate – affermano i vertici dell’organizzazione che in provincia di Palermo rappresenta migliaia di imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi – Non può esserci spazio in questo momento per bracci di ferro politici e per decisioni calate dall’alto. Si apra subito un tavolo di confronto se si vogliono evitare conseguenze economiche e sociali devastanti”.

Decisamente meno concilianti i toni di Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo: “Questo inutile prolungamento della “zona rossa” servirà solo a produrre nuovi danni economici e – probabilmente – a coprire le inettitudini e le inefficienze di chi, dopo oltre un anno, non riesce a governare l’emergenza, nonostante siano state immesse risorse importanti per la gestione sanitaria e sia sotto gli occhi di tutti lo sforzo commovente dei medici e del personale sanitario in trincea. Le aziende sono state trattate come agnelli sacrificali”.

“Come sempre – prosegue Di Dio – le decisioni si ripercuoteranno soprattutto sulle spalle delle aziende e degli imprenditori, gli stessi che da mesi chiedono invano di aver riconosciuto almeno i sostegni minimi e che venga migliorato un sistema palesemente iniquo e irrazionale. La verità è che vige una confusione totale e nella confusione la cosa più semplice da fare per non sbagliare è: chiudere. L’evidenza dell’approssimazione dei dati che alterano la realtà e le decisioni da adottare è dimostrato dai dati di oggi: improvvisamente sono stati calcolati 258 morti “arretrati” delle scorse settimane e 6.000 guariti. Quindi, le decisioni sembra che vengano prese in modo emotivo se non addirittura dilettantistico”. 

“Qualcuno dovrà pur farsi un esame di coscienza – conclude la presidente di Confcommercio – Il diritto alla salute deve convivere con il diritto al lavoro e all’impresa. La campagna vaccinale, che procede troppo lentamente, è lo specchio della situazione a oltre un anno dall’inizio della pandemia. Vi diamo noi qualche numero preso dalle fonti ufficiali. In Sicilia finora sono state somministrate soltanto 627.000 prime dosi e, con la media degli ultimi sette giorni, la somministrazione della sola prima dose finirebbe tra 371 giorni, per la precisione il 14 aprile del 2022. Questo è l’unico dato certo, tutto il resto fa parte delle troppe chiacchiere di chi, a tutti i livelli, non ha dimostrato né capacità né sensibilità adeguate al ruolo che ricopre”.

Ma a levare gli scudi contro la zona rossa decretata per Palermo e provincia è anche la politica. Se rientrano nell’ambito delle normali contrapposizioni d’aula le levati di scudi provenienti dai rappresentanti delle opposizioni, fa eccezione la silurata di Gianfranco Miccichè: “La nuova zona rossa per la provincia di Palermo è mortale per il tessuto economico già debole di suo. I commercianti e gli esercenti sono al limite dell’esasperazione” afferma il presidente dell’ARS che punta il dito contro il commissario covid della città metropolitana Renato Costa.

“E’ inaccettabile che il commissario per l’emergenza Covid, Renato Costa, dica che la zona rossa è stata suggerita al presidente Musumeci nonostante non ci fossero i numeri per sostenerla, aggiungendo che questi numeri comprendono anche i dati degli immigrati di Lampedusa e di quelli sulle navi”. Vuole vederci chiaro il leader dei forzisti siciliani e, per questo, ha formalizzato alla presidente della Commissione Sanità all’ARS, Margherita La Rocca Ruvolo, una richiesta di convocazione per “conoscere i numeri e sapere chi decide”

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