Roberto Di Mauro

I consigli di Di Mauro a Musumeci: “prima vengono i partiti”

La sola strada da imboccare per uscire dalla crisi della maggioranza è un coinvolgimento diretto dei partiti. Il deputato autonomista Roberto Di Mauro lo dice a chiare lettere. Se la maggioranza è andata sotto varie volte in aula è perché alcuni articoli non erano stati concordati tra i vari azionisti del governo regionale. Una questione di metodo e non solo. Insomma, chi ha orecchie per intendere, intenda. 

Partiamo dalla crisi della maggioranza che sembra ormai un fatto acclarato. O mi sbaglio?

“Io penso che il parlamento e la sua maggioranza hanno lavorato. Su tutte le cose  che erano state concordate c’è stato il voto della maggioranza e quindi un risultato positivo. Tutto quello che non è stato concordato con la maggioranza non è stato approvato e non credo che in tal senso ci sia alcuna responsabilità da parte del presidente della Regione perché anche a lui in fondo tocca fare la sintesi. Le cose concordate sono state  approvate”. 

Secondo lei basterà un vertice di maggioranza per fare la quadra?

“I vertici di maggioranza che abbiamo fatto finora sono stati due. E sono stati talmente vertici di maggioranza che si sono risolti in poche cose utili per la Sicilia. Credo che il presidente della Regione debba fare un vertice con i partiti perché sono i partiti che reggono l’andazzo delle cose. Se noi facciamo vertici che si rivolgono a 40 persone non penso  si possano raggiungere risultati soddisfacenti. Distinguiamo  partiti e maggioranza”. 

Prego.

“Sono i partiti a reggere perché se ci mettiamo dietro alle singole richieste dei parlamentari il governo non regge. E’ una questione di metodo. I partiti hanno scelto il presidente della Regione quindi il presidente della Regione deve interloquire con i partiti che a loro volta si assumono di imbastire il dialogo all’interno dei gruppi parlamentari. Queste sono regole di carattere generale. Poi, per carità, il presidente può utilizzare altri metodi”.

E’ un richiamo al presidente il suo?

“Sto facendo delle valutazioni personali che appartengono a un percorso politico che si fa sempre in tutte le istituzioni. A Roma, ad esempio, una riunione di maggioranza non si fa con 500 parlamentari, ma con i segretari dei partiti. Credo che questo sia un metodo. Se il presidente della regione vuole fare i vertici di maggioranza in cui si parla e si discute del più e del meno ma senza programmazione questo determina poi delle sbavature e diventa possibile che qualche articolo non venga approvato”. 

A proposito di partiti. La federazione tra autonomisti e Lega sembra solida. Alcuni dei vostri alleati in questi giorni stanno attaccando duramente Musumeci su varie questioni come ad esempio la zona rossa a Palermo. Quindi dei malumori su questioni politiche cruciali esistono eccome

“Io ho detto in aula e lo ripeto. Musumeci avrebbe fatto bene a coinvolgere sui temi del covid anche l’opposizione. La pandemia è una questione che riguarda i cittadini e la crisi economica che c’è in questo momento. Portare avanti la battaglia contro il covid  da soli come se fosse una materia che riguarda soltanto il governo ed eventualmente della maggioranza per me non è stata una scelta felice. Tuttavia, così è stato fatto. Rispetto alle questioni sui vincoli restrittivi nelle diverse città non entro nel merito perché credo siano dati tecnici. Dico però, che sul piano politico sarebbe necessario registrare le cose da fare perché la Sicilia tra poco sarà beneficiaria di ben 31 miliardi di euro: 22 miliardi del Recovery Found e 9 milioni di fondi comunitari.  Questo è un argomento vero: le zone rosse sono importanti ma attengono a questioni prettamente scientifiche”. 

Le faccio una domanda a bruciapelo, anzi due. Questa coalizione può reggere? Ci sarà un Musumeci bis?

“La coalizione di governo è una coalizione di governo che, a suo tempo, scelse Musumeci. A Musumeci spetta la dimostrazione che lui è fortemente interessato al prosieguo della sua attività. E credo che faccia bene se sulle cose serie, come le risorse finanziarie, si siede con i partiti facendo scelte strategiche per la Sicilia.  Non è possibile pensare che 31 miliardi possano essere immaginati da un ristretto gruppo di persone cioè la giunta regionale senza il coinvolgimento dei partiti della coalizione. E le dico di più”.

Prego.

“Leggo sulla stampa che i sindaci si sono riuniti e ogni sindaco ha predisposto un programma: credo che sia sbagliato agire da soli. A Roma poi ci saranno i furbi che riusciranno a farsi fare le loro cose e i meno furbi (o meno capaci) che non otterranno nulla. La Regione dovrebbe avere la regia attorno alla quale si gestiscono le risorse. Solo così la regione potrà recuperare qualche punto di Pil nel giro di qualche anno. Diversamente saranno soldi buttati al vento. Serve altro”.

Che cosa?

“Un progetto strategico. Musumeci si candida a ricoprire nuovamente il ruolo di presidente della Regione? Immagino ponga questa questione. Questa questione va accompagnata con un progetto di risorse vere di cui disponiamo. Ci vuole un coinvolgimento politico dei partiti che al loro interno devono elaborare progetti. Diversamente queste risorse le prenderà lo Stato quando dovrà realizzare le infrastrutture. Ad esempio io credo che la Siracusa-Trapani debba farla lo Stato con i soldi dell’Anas non con quelli del Recovery Found. Insomma, servono i partiti”. 

Mi perdoni, ma gli assessori non sono espressione dei partiti?

“Allora crediamo alla storiella che l’assessore rappresenta il partito? Ma è un reato chiedere di riunire i partiti? I partiti sono previsti dalla Costituzione. Se Musumeci è interessato a un prosieguo deve ragionare con i partiti, non con la maggioranza, altrimenti si verificano i cortocircuiti come è accaduto recentemente in aula”.

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