Mario Draghi

Draghi, gelo con la Turchia: “Erdogan è un dittatore”

La Turchia convoca l’ambasciatore italiano: “Il presidente del Consiglio è stato nominato, il nostro presidente è invece eletto”

di Gabriella Colarusso | La Repubblica

«Con i dittatori bisogna essere franchi, ma cooperare». Le parole di Mario Draghi sul presidente Erdogan aprono uno scontro diplomatico con la Turchia. Nel tardo pomeriggio di ieri, il premier ha preso parte a una conferenza stampa per parlare dei problemi e degli obiettivi del piano vaccinale, ma una domanda sulla politica internazionale l’ha spinto ad assumere una posizione inedita sul leader turco: «Non condivido il comportamento di Erdo?an nei confronti della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, credo che sia stato un comportamento inappropriato, mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione Europea ha dovuto subire », ha detto Draghi, aggiungendo subito dopo: «Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio».Poche ora dopo il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu ha risposto condannando «fermamente l’inaccettabile retorica populista del presidente del Consiglio italiano Draghi nominato e le sue brutte e inesorabili dichiarazioni sul nostro presidente eletto». Ankara ha convocato l’ambasciatore italiano, Massimo Gaiani, per chiarimenti.Draghi si riferiva alla scena piuttosto imbarazzante di due giorni fa, quando alla presidente della Commissione europea è stato lasciato un posto a sedere sul divano distante e defilato rispetto al collega, Charles Michel, e al presidente turco durante una visita istituzionale ad Ankara. L’episodio ha sollevato un’ondata di indignazione in Europa per un trattamento che è stato considerato offensivo e discriminatorio nei confronti di un’alta istituzione europea e delle donne. I socialdemocratici, i popolari e i verdi hanno annunciato che chiederanno un dibattito all’Europarlamento.La visita di Von Der Leyen e Michel con il caso del sofà arriva in un momento delicato delle relazioni tra l’Europa e la Turchia. A fine marzo, Erdogan ha ritirato il suo Paese dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, proprio il giorno dopo un incontro in video con Von Der Leyen e Michel. Bruxelles ha criticato la scelta, sollevando nuovamente il problema del mancato rispetto dei diritti umani in Turchia a danno della popolazione curda, delle donne, degli attivisti, dei giornalisti. Tanto che il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola-Fratoianni ha detto: «Che Draghi definisca Erdogan un dittatore è una buona notizia. Che aggiunga: però ne abbiamo bisogno (magari per gestire l’immigrazione) è imbarazzante e inaccettabile».Draghi aveva già fatto riferimento alla Turchia nel suo discorso di insediamento, il 17 febbraio: «Continueremo anche a operare affinché si avvii un dialogo più virtuoso tra l’Unione europea e la Turchia, partner e alleato Nato», disse. L’Italia in Europa è sempre stata considerata una colomba nei confronti della Turchia, storica sostenitrice dei colloqui per l’ingresso nella Ue, secondo partner commerciale di Ankara nell’Ue. Al summit di Bruxelles del 10 dicembre scorso, mentre Francia e Grecia chiedevano sanzioni contro Ankara, incluso lo stop alla vendita degli armamenti, per le trivellazioni non autorizzate sul gas nel Mediterraneo orientale, Roma aveva tenuto una posizione più morbida insieme alla Germania. In gioco non ci sono solo le forniture militari — nel 2018 la Turchia è stato il primo Paese della Nato per export italiano nel settore della difesa — ma anche i rapporti con un Paese decisivo in alcuni teatri di crisi importanti per l’Italia come la Libia.

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