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Cosa sta succedendo in Giordania?

La chiave per capire quello che è accaduto negli ultimi giorni in Giordania sta probabilmente nei due protagonisti principali della retata di sabato: Hamza bin Hussein, 41 anni, fratellastro del re Abdallah. E Bassem Awadullah, uomo d’affari, ex consigliere speciale del re, ed ex inviato speciale in Arabia Saudita che, allontanatosi dalla corte hashemita, è passato a lavorare per gli uomini forti del Golfo, Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita, e Mohammed bin Zayed, leader di fatto degli Emirati arabi uniti. Sia Hamza che Awadullah sono accusati di aver complottato con l’appoggio di “entità straniere” contro la “sicurezza dello Stato”. Entrambi sono considerati vicini all’Arabia Saudita: il primo per motivi di affari, il secondo perché referente politico di quelle tribù beduine giordane che hanno con quelle saudite vincoli di sangue strettissimi. Ecco dunque l’ombra di Riad (capitale dell’Arabia Saudita) apparire dietro all’espressione “entità straniera”.

Di motivi per intervenire in Giordania, sulla carta, Riad potrebbe averne: i rapporti fra i due Paesi sono tesi da anni. Così come quelli fra Giordania e Israele, che dei sauditi è, nei fatti, un importante partner regionale: nei giorni scorsi Abdallah si è recato di persona a Riad per sanare le relazioni. Eppure, le voci che più conoscono la Giordania invitano alla cautela: «Non è utile ai monarchi del Medio Oriente mettere dubbi sulla reciproca legittimità — spiega Bessma Momani, politologa dell’università di Waterloo e autrice di Protests in Jordan, che uscirà il prossimo anno — in più, è stato re Salman a scegliere MbS come erede. Suggerire che un altro monarca ha sbagliato a scegliere successore può essere dannoso ». Inoltre, le agende di Awadullah e Hamza non potrebbero essere più diverse: «Il primo si è rovinato la reputazione in Giordania con il fallimento delle liberalizzazioni ed è passato a offrire i suoi servizi e MbS e MbZ. I suoi interessi non sono allineati con quelli delle tribù della valle del Giordano che hanno in Hamza il loro riferimento politico e che puntano a impedire a Israele di fare della Giordania la patria dei palestinesi », spiega ancora Momani. L’ipotesi dunque è quella che associare un personaggio popolare come Hamza a uno visto come corrotto come Awadullah serva a rinforzare l’immagine di re Abdallah. Così come soffiare sull’idea che possa esserci un complotto internazionale per destabilizzarlo.

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