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Olesya Rostova è davvero Denis Pipitone? A Mazara ore di attesa per il DNA

Olesya che serra le labbra, Olesya che corruccia la fronte, Olesya sorridente, Olesya assorta. Di fronte e di profilo, il taglio degli occhi, il naso rotondo. E Olesya bambina e adolescente, i capelli più scuri di quel biondo tinto che oggi incornicia il volto di questa ragazza di circa 20 anni che da Mosca cerca la mamma da cui è stata strappata quando ne aveva meno di cinque. Corre un brivido sulla pelle a vedere appaiati i volti di Olesya Rostova (questo il nome che le hanno dato 15 anni fa in un orfanotrofio russo) e Piera Maggio, la mamma di Mazara del Vallo che da 17 anni non ha mai smesso di cercare la sua piccola Denise, scomparsa a 4 anni l’1 settembre 2004 mentre giocava in strada sotto casa. La somiglianza è impressionante, si fa fatica a pensare che possa essere un’incredibile coincidenza. Anche Piera, in convalescenza dopo un intervento chirurgico, fatica a contenere la speranza. La suggestione del confronto delle foto fatto dalla redazione di Chi l’ha visto (oltre 6 milioni di audience la puntata di mercoledì sera) fa breccia anche nell’armatura con cui questa donna ha imparato a proteggersi dopo 17 anni di saliscendi tra speranza e delusione dopo tanti avvistamenti, da Verona al Marocco.«Voglio rimanere con i piedi per terra — dice Piera Maggio — con una cauta speranza, ma senza illudermi più di tanto perché in questi anni ho imparato che illudersi non porta a nulla. Abbiamo chiesto l’esame del Dna, l’unico che può fugare ogni dubbio. E intanto ringrazio quanti ci sono vicini, quanti in questi anni non hanno dimenticato Denise».Come Elena, infermiera ucraina da vent’anni in Italia, che la scorsa settimana — sintonizzata sul primo canale della tv russa — ha visto in un programma analogo a Chi l’ha visto , questa ragazza bionda lanciare un commovente appello: «Mammina mia non ti ho mai dimenticato, sono qui, viva, vorrei conoscerti, fatti trovare». L’infermiera, che ricordava la storia di Denise, è rimasta impressionata dalla somiglianza con Piera Maggio e ha chiamato Chi l’ha visto . E oggi è diventata il ponte tra la mamma e la ragazza russa.Non sa il suo vero nome Olesya, non ha mai avuto documenti, non sa quando e dove è nata. Della sua infanzia ricorda solo un lungo viaggio in treno ed una donna rom, che pensava fosse sua madre, che la portava a chiedere l’elemosina davanti a una chiesa. Ma nel 2005, quando la polizia fermò la donna con la bambina, si scoprì che non era sua figlia. La bimba, circa 5 anni, finì in un orfanotrofio e poi fu affidata una famiglia.È Denise Pipitone? Lo dirà solo l’esame del Dna che è già stato prelevato alla ragazza . Piera Maggio, assistita dall’avvocato Giacomo Frazzitta, attende con ansia il gruppo sanguigno di Olesya. «Ci basta un whatsapp per sapere se coincide con quello di Denise, ma ancora non arriva — dice il legale —. I contatti con la Russia non sono facili. Se entro oggi non avremo una risposta interesserò l’ambasciata italiana a Mosca. È l’unico elemento preliminare che ci serve per sapere se andare avanti o se anche questo sarà un falso allarme ». Anche tra Odesya e Piero Pulizzi, il padre naturale di Denise con cui Piera Maggio (sposata con Antonino Pipitone) aveva avuto una relazione, c’è una certa somiglianza.La pista nomade era stata la prima a essere battuta dopo la scomparsa della piccola. Un mese dopo una guardia giurata, a Milano, riprese una bimba (che Piera Maggio ritenne di riconoscere con certezza) in compagnia di una donna nomade. Lei la chiamava «Danas». E la piccola rispondeva in italiano: «Dove mi porti?». È così, passando da Milano e poi forse su un treno in partenza da Venezia, che Denise Pipitone potrebbe essere finita a Mosca?

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