Enrico Letta

Mentre il piano vaccini va a rotoli il PD discute di nomine, vicesegretari, capigruppo, come un ridicolo ufficio di collocamento

ROBERTO NAPOLETANO | Quotidiano del Sud

Chi oggi continua a fare propaganda su vaccini e bisogni delle persone è un criminale. Così come lo è chi specula sulle sacrosante ragioni di tutti coloro che hanno dovuto chiudere ogni tipo di attività e hanno visto poco o nulla di risarcimento. Il Piano nazionale di vaccinazione del governo Draghi sta funzionando perché si è quasi quintuplicato il numero quotidiano di vaccinati e la scelta di centralizzare regole, guida e gestione è senz’altro quella giusta.

Se insieme a Bulgaria, Lituania, Finlandia siamo gli ultimi nella fascia strategica che va dai 70 ai 79 anni, dobbiamo dirlo senza reticenze lo si deve esclusivamente a questi venti viceré che hanno nelle mani il governo frazionato del Paese e lo esercitano lisciando le lobby, ognuno le sue, e mettendo sempre vergognosamente il consenso davanti a tutto. Anche quando sono in gioco la vita delle persone e il futuro dell’economia di un Paese. Ovviamente esistono le eccezioni come la Regione Lazio che, a differenza di Lombardia e Toscana vero scandalo di questa stagione, è pronta a fare vaccinare in farmacia dalla settimana prossima anche la fascia dei cinquantacinquenni/sessantenni evidentemente a patto che arrivino i vaccini nuovi.

Noi siamo fiduciosi che i ritardi dell’Europa verranno recuperati e gli approvvigionamenti italiani saranno rispettati, ma se siamo oggi messi così male è per la semplicissima ragione che la stragrande maggioranza dei Presidenti di Regioni di destra e di sinistra hanno pensato di vaccinare tutti – dipendenti delle agenzie regionali, professori a distanza, uomini di Chiesa e magistrati, corpi armati e prefetti, avvocati, notai – gli amici degli amici e, a volte, perfino i loro giovanissimi congiunti. Abbiamo visto in questi gravissimi atteggiamenti il segno fisico del miope egoismo che pervade la stagione del regionalismo all’italiana dove si sono saldati insieme gli interessi della Sinistra Padronale tosco-emiliana e la Destra lombardo-veneta degli ultimi dieci anni da quando, cioè, è diventata a spiccata trazione leghista.

Qui, in questo coacervo nascosto del clientelismo dei ricchi di sinistra e di destra e della sua larga permeabilità a infiltrazioni di tipo malavitoso, è cominciato a morire il Paese e qui rischia di consumarsi il funerale italiano se non si trova il coraggio di sporcarsi le mani con le grandi questioni istituzionale e sociale italiane. Che sono: 1) mettere un freno immediato ai carrozzoni regionali diventati soprattutto al Nord “superministeri” della spesa assistenziale dei ricchi perché tolgono il futuro ai nostri giovani; 2) stabilire un principio di eguaglianza (Lep) tra i cittadini italiani nella spesa pubblica sanitaria e per le infrastrutture immateriali e materiali.

Ecco un terreno sul quale misurare il tasso di realismo dello sforzo di cambiamento del Partito democratico sotto la guida di Enrico Letta. A maggior ragione nei giorni del nuovo ’29 mondiale e dopo avere ripetuto il solito modo di fare a due velocità perfino nella distribuzione dei vaccini, non è più tollerabile che a causa degli interessi miopi della Sinistra Padronale tosco-emiliana in combutta sottobanco con la Destra lombardo-veneta leghista diventi il calcolo matematico più complesso della terra stabilire la cifra che esprima la stessa spesa pubblica pro capite, ad esempio, per la sanità  a favore di un cittadino campano come di un  cittadino emiliano-romagnolo. Questo è per Enrico Letta uno splendido campo da gioco per dimostrare che non si vuole più tirare in porta sempre dalla stessa parte e, cioè, a favore dei ricchi e contro i poveri. Perché se tutto ciò non avviene in tempi strettissimi il Sud muore e conseguentemente muore il Paese.

Faremmo torto alla nostra stima nei confronti di Letta se non lo avvisassimo che continuare a parlare di nomine, vicesegretari, capigruppo, candidato a sindaco di Roma al di là della sacrosanta battaglia sulla parità di genere, significa continuare a occuparsi di qualcosa di elitario mentre c’è un Paese che muore. In tempi di pace nessuno ha interesse per questi argomenti. In tempi di guerra come quelli attuali, dove cadono uno dietro l’altro tutti i luoghi comuni e perfino la chiesa si pone il problema della penetrazione della criminalità nei gangli dell’economia del Nord, il tema insistito dell’ufficio di collocamento del Pd appare solo ridicolo.


Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.