Francesco Paolo Figliuolo

L’obiettivo del Generale: entro una settimana 300 mila dosi al giorno

di Giuliano Foschi e Fabio Tonacci – La Repubblica

C’era una data: 31 marzo 2021. E c’era un numero, che non era solo un numero ma il viatico per la fine della pandemia: 6,4 milioni di persone immunizzate. Un decimo dell’intera popolazione. La cosiddetta Fase 1 della campagna di vaccinazione, così come l’hanno inquadrata il Piano Arcuri prima, il Piano Figliuolo poi. Al 31 marzo ci siamo, ma l’obiettivo non è stato centrato: in Italia, stando agli ultimi dati disponibili, due milioni e mezzo di anziani over 80, la categoria più esposta a decesso da Covid, non hanno ancora ricevuto neanche la prima dose.

È da loro, dalle donne e dagli uomini più fragili, che il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo sa di dover necessariamente ripartire per arrivare a quel famoso «cambio di passo» che ancora non si vede. Nei prossimi sette giorni il generale conta di raggiungere quota 300 mila somministrazioni quotidiane (50 mila in più di quelle attuali) grazie alla maxi consegna di fiale in arrivo entro il 3 aprile. Lo ha comunicato ai suoi. Se così sarà, c’è speranza che nella prima metà di maggio i nostri anziani possano essere in sicurezza.

I RITARDI DEL PIANO

Nelle tredici pagine del Piano Arcuri, stilato insieme al ministro della Salute e approvato dal governo a inizio gennaio, si legge: «Il piano sarà ispirato a valori e principi di equità, reciprocità, legittimità e protezione ». Per questo sono individuate le “categorie prioritarie”: gli operatori sanitari, sia pubblici che accreditati; gli ospiti e il personale delle case di riposo; le persone in età avanzata. «Questo gruppo di popolazione deve rappresentare una priorità assoluta ». In tutto, 6,4 milioni di italiani. Bene: a oggi, il personale sanitario è stato immunizzato. La copertura delle Rsa è quasi conclusa. Ma in quella che doveva essere la «priorità assoluta» si è accumulato un clamoroso ritardo. Circa un milione di anziani ha concluso il percorso, un altro milione e centomila ha avuto solo la prima dose, 2 milioni e mezzo (più del 50 per cento), aspettano ancora la chiamata.

La preferenza alle categorie «Gli anziani — ha detto il premier Mario Draghi — sono stati trascurati in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale». Una frase fortissima che, non a caso, ha irrigidito le Regioni, finite sul banco degli accusati. È il peccato originale della campagna di vaccinazione. Una questione attiene all’antidoto AstraZeneca: la scelta iniziale dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) di vietare la somministrazione agli over 65 ha, senza dubbio, permesso di avviare la vaccinazione di insegnanti, forze di polizia, magistrati, avvocati, che non erano previsti nella Fase 1. Ma c’è di più. Le Regioni — come documentato dalle statistiche — hanno concesso somministrazioni a tappeto a personale non sanitario (un milione e cinquecentomila dosi): amministrativi, studenti di Medicina, dipendenti degli studi privati e volontari della Protezione civile. E nel novero del “personale sanitario”, ci sono almeno 700 mila dosi che risultano iniettate a persone che non sono in servizio.

ITALIA NELLA MEDIA UE

È indubbio che il vero problema (condiviso a livello europeo) sia e rimanga l’approvvigionamento delle dosi. AstraZeneca aveva promesso di portare all’Italia 8 milioni di dosi entro il 31 marzo, poi sono diventati 5 milioni, infine 3,7. Pfizer aveva cominciato malissimo, annunciando a gennaio un taglio del 30 per cento, ma dovrebbe chiudere il trimestre con 8,6 milioni di dosi (1,3 milioni in più di quanto era atteso). Inoltre l’Ema ha dato l’ok per la conservazione delle sue fiale in normali frigoriferi da farmacia e non più nei super congelatori a -70 gradi. La campagna vaccinale italiana avanza in linea con quelle degli altri Paesi Ue. Al 26 marzo l’Italia aveva coperto con entrambe le dosi il 4,74 per cento dei vaccinandi, la Germania era al 4,54 per cento, la Spagna al 5,34 per cento, la Francia al 3,87 per cento, la Grecia al 4,91 per cento, il Belgio al 4,18 per cento.

Nell’ultima settimana, però, in Italia il ritmo è aumentato progressivamente, dopo lo stop indotto dalla sospensione temporanea di AstraZeneca. Il 25 marzo si sono sfiorate le 250 mila somministrazioni, finora il record. «Arriveremo a 300 mila a breve — fanno sapere dalla struttura commissariale — a patto che non ci siano intoppi nella maxi consegna». Tra domani e il 3 aprile sono previste 2,8 milioni di dosi in entrata (1 milione Pfizer, 1,3 milioni AstraZeneca, 500 mila Moderna). E la Lombardia, per superare il crash di Aria per le prenotazioni, si è affidata a Poste italiane. Sono buone notizie. A questo punto la domanda è: quando riusciremo a immunizzare tutti gli anziani e a colmare il ritardo? Servono 6 milioni di dosi, tra Pfizer e Moderna. Al passo di consegne da 1,5 milioni a settimana, entro aprile le avremo per tutti. A metà maggio, se tutto va bene, i nostri vecchi saranno protetti dal Covid.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.