Raffaele lombardo

La difesa di Lombardo, contro di lui una “Biblioteca di Babele”

Per questo processo in realtà l’imputato Raffaele Lombardo era già stato assolto nel marzo del 2017 e, se il fascicolo avesse avuto un altro nome, probabilmente sarebbe già coperto dalla polvere, negli archivi della Corte d’Appello di Catania. Ma, come ricorda George Orwell, per alcuni la legge è “più uguale” di conseguenza per altri lo è meno. Così nel 2018 arriva la decisione della Corte di Cassazione di annullare con rinvio quella sentenza pronunciata nel nome del popolo italiano che dichiarava l’ex presidente della Regione totalmente estraneo ai fatti che lo vedevano imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Erase and rewind” dicono gli inglesi, “cancella e riavvolgi” il nastro della giustizia. Abbiamo scherzato, si ricomincia da capo! E cosa hanno trovato i giudici di “quarta istanza” nel ripercorrere le vicende pubbliche e private di Raffaele Lombardo, fatti? No! Personaggi si, tanti, tutti di dubbia credibilità (per usare un eufemismo). Come già scritto da un memorabile articolo pubblicato dal riformista siamo di fronte ad uno straordinario esempio italiano di “processo per favella” (leggi qui). Un nuovo caso “Tortora” in salsa siciliana.   

“Si tratta di accuse fumose e astratte” esordisce così nella sua arringa difensiva l’avvocato Vincenzo Maiello. “Il capo di imputazione – continua il professor Maiello – ci restituisce un racconto che non corrisponde al significato, ai termini di rilevanza delle fattispecie definite. Una lunga sequela di riferimenti astratti, generici e fumosi. Un universo onirico. Una Biblioteca di Babele.”

“Sono stato molto colpito dalle dichiarazioni dell’imputato, nel corso delle dichiarazioni spontanee, consapevole di essere, suo malgrado, al centro di una vicenda che è divenuto anche un caso mediatico – prosegue il legale – L’imputato vi chiede di essere giudicato ‘come semplice imputato’ all’interno di un processo. E come si fa a corrispondere a questa sua invocazione? Semplicemente mettendo al centro il diritto e invocando, noi a voi, di essere davvero terzi, di esprimere un giudizio che sia autenticamente imparziale”.

Mentre Maiello prosegue la sua arringa l’imputato gli è seduto accanto, al suo fianco c’è anche Maria Licata, l’altro avvocato di Raffaele Lombardo. Presente anche il figlio, Toti Lombardo, che ha partecipato a tutte le udienze del processo d’appello. Nella scorsa udienza, rendendo dichiarazioni spontanee, davanti alla seconda sezione penale della Corte d’appello di Catania, presieduta da Rosa Anna Castagnola, l’ex Presidente della Regione siciliana, aveva ribadito con forza le azioni politiche intraprese che hanno “fortemente contrastato Cosa nostra” (leggi qui). L’ex politico aveva concluso chiedendo alla Corte d’Appello “di essere giudicato come uomo e non come un caso politico, mediatico e giudiziario”. Parole a cui oggi l’avvocato Maiello ha fatto riferimento.

“Come amante della giurisdizione io ritengo che debba essere messa in campo, semplicemente l’applicazione del diritto – ripete con disarmante semplicità Maiello – Consapevoli che fuori dal diritto, senza il diritto e oltre il diritto non vi è spazio per l’esercizio del potere giurisdizionale. Il diritto la deve fare da padrona anche in questa vicenda”. L’avvocato Vincenzo Maiello nel corso della lunga arringa difensiva ha anche voluto ricordare la sentenza Mannino, sul concorso esterno i n associazione mafiosa. E ricorda che “dalla nuova formulazione del 416 ter” sullo scambio elettorale politico-mafioso “emergono dei nuovi requisiti che valgono a differenziare la nuova tipologia” del reato. “Il patto elettorale definito dalla sentenza Mannino non corrisponde a un reato di condotta – spiega Maiello – ma è un reato di evento”

Dedicata alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia invece l’arringa difensiva dell’avvocata Maria Licata: “Il primo collaborante ad accusare Lombardo è Maurizio Avola – dice la legale – Che racconta di una conoscenza tra Raffaele Lombardo e Benedetto Santapaola, datata 1991-1992. E’ il primo collaboratore che viene sentito dall’autorità giudiziaria e che viene ritenuto inattendibile”. Avola, che poi è stato denunciato per calunnia dallo stesso Lombardo, è l’autore delle prime dichiarazioni da cui era scaturita l’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex esponente politico. Secondo i collaboratori “Lombardo non avrebbe mantenuto i patti presi”. I pentiti parlano di un “appoggio elettorale, addirittura – dice l’avvocata Licata – e che poi non lo avrebbero più sostenuto”. “Anche qui siamo in presenza di una dichiarazione falsa – dice – perché Lombardo si è presentato a molto elezioni, tranne nel 1997 e nel 1998” come falsamente sostenuto dal collaboratore.

Dopo Avola in poi di collaboratori, più o meno improvvisati, ne sono saltati fuori tanti, curiosamente tanti. E sui loro confusi e contraddittori ricordi, improvvisamente riemersi dopo decenni, si basa questo quarto processo che, per il loro tramite, si fa beffe del principio del “ne bis in idem”. Il nastro è sempre lo stesso, i fatti, che hanno già dichiarato innocente Raffaele Lombardo, non cambiano. Cambiano le voci. Basterà questo per condannare un uomo?

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2 thoughts on “La difesa di Lombardo, contro di lui una “Biblioteca di Babele”

  1. Molti anni fa un grande penalista, al termine di una “lectio magistralis” tenuta nell’aula magna della nostra Università, su un suo libro, mi scrisse la seguente “dedica” (una vera e propria “pillola di saggezza”, della cui fondatezza – nella mia vita – ho avuto innumerevoli prove): È DIFFICILE AVERE SUCCESSO, MA È MOLTO PIÙ DIFFICILE FARSELO PERDONARE.
    Con il passare degli anni ho finito per considerare quella frase di poche parole un’autentica “lezione di vita”.
    Ebbene, avendo avuto modo di frequentare con una certa assiduità Raffaele Lombardo ed il “Movimento per l’Autonomia” ed avendo poi man mano seguito, attraverso la stampa, le varie vicende giudiziarie da lui vissute, ritengo oggi di poter affermare di avere trovato nel caso Lombardo ulteriore conferma della validità di quella “lezione di vita”.

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