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Il “golpe” sventato, Miccichè resta in sella, ma che paura fra i fedelissimi

Sono stati giorni tesi, tesissimi quelli appena trascorsi per tutto lo stato maggiore di Forza Italia. Per un pelo non si è consumata una crisi che poteva riportare l’orologio politico dei berlusconiani di Sicilia in dietro di 10 anni, quando nell’isola si consumò il primo “scisma” forzista, proprio su iniziativa dell’intramontabile Gianfranco che, con le sue truppe, si distaccò dall’esercito azzurro per fondare un manipolo di arancioni, quelli di “Forza del Sud”, esperimento durato poco a causa del veloce, e prevedibile, ritorno di fiamma con Silvio.

Nella mente del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana l’idea di creare una “cosa” tutta sua, in realtà non è mai davvero scomparsa, ed ogni tanto riemerge, come accaduto nel 2019, al tempo dell’appiattimento delle posizioni di Forza Italia sulla linea politica del nuovo leader del centro destra, Matteo Salvini. Miccichè diede battaglia dentro il partito, facendo pesare i numeri che in Sicilia ancora ci sono ed altrove no. Nell’immediato in pochi gli diedero soddisfazione ma col senno di poi bisogna ammettere che quella del sicilianissimo Gianfranco fu una battaglia vinta.

Da allora tutto sembrava andare a gonfie vele fra Arcore e Palermo. Lusinghieri i dati elettorali nelle ultime consultazioni accompagnati da una “campagna acquisti” che ha portato il gruppo parlamentare di Forza Italia da 9 a ben 14 componenti, tutte medaglie appuntate sul petto di Gianfranco che, giusto per celebrare l’ultimo arrivo in casa azzurra, quello di Luisa Lantieri, stava intrattenendosi nelle sue stanze del Palazzo, con alcuni fedelissimi. Un clima quasi idilliaco, ma la storia insegna che Forza Italia in Sicilia è un covo di serpi. Mai rilassarsi!

Ecco quindi che arriva proprio da Arcore la telefonata che in un attimo scurisce il volto del leader siciliano di Forza Italia. Silvio Berlusconi in poche parole gli propone un triunvirato che prenda il suo posto al vertice del coordinamento regionale del partito. Un fulmine a ciel sereno per tutta l’area “gianfranchista” di Forza Italia, una mossa silente e puntale, ordita da Giuseppe Milazzo, con l’entusiasta partecipazione di Stefania Prestigiacomo, per dare scacco al Re.

Ci dovranno provare un altra volta perché la mossa non è riuscita. La scacchiera siciliana di Forza Italia è ancora piena di pedoni, cavalli, torri ed alfieri che, terrorizzati da un cambio di guardia, hanno alzato u muro a difesa del Re Gianfranco. Stefania non è più la regina che era qualche anno fa e Giuseppe non si è ancora capito bene cos’è, di certo vale più degli altri pezzi, ma meno del Re.

La partita non finisce qui, questo è chiaro. Ma se prima la prospettiva di una guerra interna al partito era solo una ipotesi adesso è una certezza. Chi vuole scalzare Micciché dal ruolo che riveste praticamente da quando Forza Italia è nata potrà continuare a lavorare per logorarlo, ma dovrà ingrossare le fila e, soprattutto, non potrà confidare più sul bio della notte. Attorno al Palazzo i riflettori sono accessi.

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