Beppe Grillo

Movimento dimezzato? Il comico è tornato!

Grillo detta ai suoi i nuovi diktat per andare in tv “Niente interruzioni per i 5S

Per Beppe Grillo è un ritorno al passato e che rimanda ad un rapporto tormentato, quello tra il comico e poi fondatore dei 5 Stelle e la televisione. Dopo un lungo periodo di relativa pax , Grillo torna a contestare le regole di ingaggio delle partecipazioni alle trasmissioni in tv e a porre vincoli, o perlomeno richieste, a chi invita i rappresentanti del M5S.

«D’ora in poi — scrive sul proprio blog il garante del Movimento — per rispetto dell’informazione e dei cittadini che seguono da casa, chiediamo che i nostri portavoce, ospiti in trasmissioni televisive, siano messi in condizione di poter esprimere i propri concetti senza interruzioni di sorta per il tempo che il conduttore vorrà loro concedere, e con uguali regole per il diritto di replica, che dovrà sempre essere accordato ».

Fino al 2015 la partecipazione degli eletti 5 Stelle ai talk show era bandita salvo autorizzazionead personam ; ora invece, dopo anni di totale “liberalizzazione”, si richiede che «i nostri portavoce siano inquadrati in modalità singola, senza stacchi sugli altri ospiti presenti o sulle calzature indossate, affinché l’attenzione possa giustamente focalizzarsi sui concetti da loro espressi».

Nel frattempo difatti da qualche giorno le ospitate dei parlamentari del M5S sono state bloccate nuovamente dagli staff della comunicazione; unica deroga concessa, ai ministri. In più agli eletti è stato caldeggiato un corso interno di Public speaking organizzato su Zoom per migliorare la capacità di esposizione di ognuno. Comunque sia, secondo Grillo è in gioco «l’etica dell’informazione». «Non è più tollerabile che il dibattito sui temi venga svilito da una sorta di competizione al ribasso dove vince chi urla più forte. Non è più accettabile che le immagini dei servizi e degli ospiti in studio vengano svilite con inquadrature spezzettate e artatamente indirizzate. Non è più ammissibile che l’ospite in tv venga continuamente interrotto da altri ospiti, dal conduttore, dalla pubblicità». Con piglio ironico, infine, Grillo contesta anche l’utilizzo dell’aggettivo “grillini”, ormai da un decennio entrato nel lessico della politica e del giornalismo. «Noi non ce la siamo mai presa, non ce la prendiamo — scrive, stavolta su Facebook — Il diminutivo ha il potere di rendere tutto più simpatico e accettabile. Per cui ne proponiamo l’adozione anche per altre categorie». E quindi, nel nuovo dizionario del comico tornato protagonista della vita del suo M5S, i giornalisti diventano “giornalistini”, i direttori sono “direttorini”, i presidenti si trasformano in “presidentini”, i politici della Lega in “salvinini”, quelli di Italia Viva in “renzini” eccetera eccetera. Tutti ini , tutti uguali.

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