Joe Biden guerra fredda

di Federico Rampini – La Repubblica

Mai erano scese così in basso le relazioni tra Mosca e Washington dalla fine della guerra fredda. Joe Biden definisce Vladimir Putin «un killer» e promette reazioni alla sua interferenza nella campagna elettorale americana. Infligge anche sanzioni contro 24 alti dignitari del regime di Pechino per castigare le azioni della Cina a Hong Kong. Chiama a raccolta tutti gli alleati per rafforzare il proprio potere negoziale contro gli avversari: non farà sconti ai grandi rivali strategici dell’America.

È un tema sottolineato dai suoi consiglieri del National Security Council a poche ore dal primo summit bilaterale con la Cina, che si tiene stasera ad Anchorage in Alaska. L’elenco dei terreni di scontro con Xi Jinping è lungo: da Taiwan a Hong Kong, dallo Xinjiang agli attacchi di hacker, dalle telecom 5G al commercio bilaterale.

Le accuse a Putin completano il quadro di un Biden falco, benché deciso a cambiare rotta rispetto all’unilateralismo di Trump. La premessa per l’uscita contro Putin è un rapporto dell’intelligence Usa sulle nuove interferenze della Russia nella campagna elettorale americana del 2020, durante la quale Putin in persona avrebbe ordinato di «denigrare » il candidato democratico, cioè lo stesso Biden.

Biden ne ha parlato nel corso di un’intervista televisiva con George Stephanopoulos della rete Abc. Il presidente ha detto di aver avvertito Putin, in una telefonata a gennaio, su una reazione degli Stati Uniti per quell’interferenza.

«Pagherà un prezzo — ha detto Biden — gliel’ho detto in una lunga conversazione». L’intervistatore lo ha incalzato, chiedendogli: «Lei conosce Putin. Pensa che sia un killer? ». «Lo penso», ha risposto Biden.

Poi il presidente ha ricordato che il giudizio su Putin non preclude la ricerca di accordi su alcuni terreni, com’è accaduto con il rinnovo del trattato sulla limitazione degli arsenali nucleari. Il giudizio su Putin “assassino”, per quanto severo, è coerente con la posizione delle diplomazie occidentali quando decisero sanzioni contro Mosca per l’uccisione tramite avvelenamento di un oppositore fuggito in Inghilterra. Immediate le reazioni: Putin richiama il suo ambasciatore da Washington, il suo governo parla di «relazioni bilaterali in un vicolo cieco» e si chiede come «prevenire il loro degrado irreversibile ».È sulla Cina però che convergono le energie dell’Amministrazione Biden.

È Pechino il rivale strategico che questa America vuole riuscire a contenere. Le sanzioni varate colpiscono ad personam una cerchia di dirigenti del regime considerati responsabili per gli abusi contro lo Stato di diritto a Hong Kong. La tempistica è un segnale chiaro a poche ore dall’appuntamento di Anchorage, primo incontro al vertice tra le due squadre di politica estera: da una parte il segretario di Stato Antony Blinken e il National Security Adviser Jake Sullivan, dall’altra i loro omologhi cinesi Yang Jiechi e Wang Yi.

In parallelo arrivano le prime sanzioni europee contro la Cina dai tempi di Piazza Tienanmen per gli abusi contro la minoranza degli uiguri. Alti esponenti dell’Amministrazione Biden spiegano così l’approccio verso la Cina: «Primo, questa sfida si vince rafforzandosi a casa propria, cioè sconfiggendo la pandemia con i vaccini e rilanciando la crescita economica, come stiamo facendo. Secondo, per avere una posizione di forza bisogna valorizzare il ruolo dei propri alleati e quello delle istituzioni internazionali».

Questo spiega l’importanza del primo summit globale presieduto da Biden una settimana fa, l’alleanza quadrilaterale delle democrazie dell’Indo-Pacifico con India, Giappone e Australia; nonché della prima visita compiuta in due capitali straniere, Tokyo e Seul, dai segretari di Stato e alla Difesa. Tra i messaggi inviati da Biden a Pechino c’è il rifiuto della «coercizione economica» contro alcuni paesi alleati. Un caso esemplare è l’Australia, presa di mira con ritorsioni commerciali da Pechino, per aver chiesto un’indagine internazionale sulle origini del Covid.

Un altro messaggio, sul terreno dei diritti umani, è che Biden rifiuta l’argomento per cui gli abusi perpetrati a Hong Kong, in Tibet e nello Xinjiang sono «questioni interne». Su alcuni terreni Washington vuole rilanciare la cooperazione bilaterale: lotta alla crisi climatica, collaborazione in campo sanitario, accordi contro la proliferazione degli armamenti. La dottrina Biden viene riassunta così dai suoi consiglieri più stretti: «Con la Cina saremo sempre in competizione; saremo cooperativi quando sarà possibile; ci comporteremo da avversari quando sarà necessario».

Presto gli europei vedranno come si traduce in concreto la strategia Biden: si apre all’Europarlamento il dibattito sulla ratifica dell’accordo Ue-Cina sugli investimenti, aspramente criticato da questa Casa Bianca. Dal 5G alle Vie della Seta, l’amicizia tra Washington e l’Europa avrà anche un prezzo.

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