nello musumeci domenico sanfilippo

La manovra che non c’è blocca un miliardo E i ristori sono spiccioli

di Claudio Reale – Repubblica

La maggioranza senza accordo tiene in ostaggio un miliardo di euro. E adesso rischiano addirittura di arrivare in ritardo gli stipendi del personale: per superare l’impasse non basta l’incontro che nel primo pomeriggio vede insieme il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il numero uno della commissione Bilancio Riccardo Savona e il governo, e così l’Aula chiude la giornata con un bottino misero, appena sette articoli approvati sugli oltre 130 rimanenti.

Troppo poco: «A questo punto – avvisa il vicepresidente della commissione Bilancio, il dem Baldo Gucciardi – se la manovra non fosse varata definitivamente entro domenica si rischia seriamente uno slittamento delle buste paga per circa 11mila persone. Dopo l’approvazione servono 4-5 giorni per mettere insieme la norma e pubblicarla: solo a quel punto si può fare partire la procedura per pagare gli stipendi, ma saremmo già oltre la fine del mese».Il problema è che intanto le imprese attendono. E la pazienza è già finita: «Abbiamo difficoltà nel vedere di buon occhio una Finanziaria che non prevede nulla o quasi di aiuti alle imprese – dicono Confartigianato Sicilia e Casartigiani Sicilia – scorrendo gli oltre 160 articoli inseriti nella manovra ci sembra di assistere soltanto a piccole elemosine inserite sporadicamente».

La Finanziaria, dopo le proteste degli ultimi giorni, mette a disposizione della ripresa giusto qualche spicciolo per la ripresa: il totale è 25 milioni, dei quali fanno parte i 5 ottenuti dal popolare Totò Lentini per i cinema, i 2 per i fotografi, i 5 per gli spettacoli, i 2 per ristorazione e matrimoni, i 3 per gli eventi e i 7 per il noleggio con conducente, ma restano fuori tutte le altre categorie danneggiate dalle chiusure, dal commercio al turismo.A rimanere bloccato in attesa che la Finanziaria venga varata, però, è anche tutto il resto: un calcolo definito al centesimo non c’è, ma dalle parti della Ragioneria generale si calcola un miliardo di spese ferme in attesa di uscire dalla gestione provvisoria. «Alla fine – sibila un dirigente di peso – i mutui, gli stipendi e le pensioni saranno garantiti, anche se con qualche minimo ritardo.

Quello che si blocca a lungo è tutto il resto: i fondi per gli enti, ad esempio i parchi con i loro dipendenti, la quota di compartecipazione ai contributi per le imprese, persino le piccole forniture e le manutenzioni spicciole». Mentre a Palermo protestano ristoratori e operatori delle fiere, in compenso, l’Aula litiga per buona parte del pomeriggio su altri 25 milioni: si tratta delle somme provenienti dal fondo Jeremie e messi a disposizione della Banca europea degli investimenti perché li giri alle aziende, ma le modalità lasciano perplessa anche la stessa maggioranza, che giudica la procedura troppo farraginosa, e alla fine l’articolo viene accantonato su richiesta dell’assessore all’Economia Gaetano Armao perché venga riscritto.

« Eppure – aveva provato a dire Armao in aula prima di capitolare – questa norma è stata difesa anche da Confindustria, che l’ha accolta con entusiasmo».Si gira a vuoto, insomma. In Aula si fa rivedere il presidente della Regione Musumeci, che cerca di tenere insieme la maggioranza, ma si procede con estrema lentezza: l’Ars approva norme minori come le procedure da seguire per gli eventuali concorsi per l’assunzione di personale non dirigenziale, il criterio per i controlli a campione sulla spesa, la stabilizzazione di una decina di dipendenti del dipartimento Foreste, il ripianamento del disavanzo dell’ospedale Giglio, le nuove regole sull’occupazione temporanea di terreni da parte del demanio, lo sconto per le tasse sulla caccia e i termini per le iniziative nei siti Unesco. Decisioni marginali: l’accordo non c’è, e quindi si procede a tentoni. Oggi l’Ars ci riproverà. Ma la sabbia nella clessidra della crisi sta per esaurirsi. In attesa di un miliardo di euro.

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