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Sicilia arancione, ecco chi paga il conto

da La Repubblica

Mentre l’Ars annaspa, le imprese battono cassa. E si preparano a scendere in piazza, come faranno oggi ristoratori ed esponenti del mondo dello spettacolo, domani titolari dei locali e così via, in una protesta che diventa adesso il tratto comune della Sicilia tornata in arancione: perché nella Finanziaria che avrebbe dovuto ridare fiato alla Sicilia i fondi per la ripartenza sono pochissimi ( fa eccezione soltanto una manciata di articoli per un totale che sfiora i 25 milioni e che si concentra solo su alcune categorie, dal cinema agli eventi e al settore dei matrimoni). La manovra, del resto, stenta a decollare: ieri il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè è stato costretto a rinviare ancora una volta la trattazione, perché mancano i dettagli tecnici dei conti richiesti in particolare da Pd e Cinquestelle.Così, intanto, le aziende fanno i conti. Il 2020 è costato all’Isola più di 8 punti di Pil, circa 7 miliardi di euro: a fronte di questo danno subito dai siciliani, la Regione ha pompato nelle casse delle aziende appena 125 milioni di liquidità. « L’emergenza provocata dal Covid, unita alla lentezza, alla inadeguatezza e all’approssimazione delle misure di sostegno – tuonava appena pochi giorni fa, quando il ritorno all’arancione non era stato deciso, Patrizia Di Dio di Confcommercio – sono il terreno ideale per la criminalità mafiosa che prova a sostituirsi allo Stato ». Per evitare scenari di questo tipo, l’anno scorso l’assessore regionale alle Attività produttive Girolamo Turano aveva chiesto un fondo da 500 milioni per il Bonus Sicilia e quest’anno aveva proposto un piano ristori da 400 milioni: né l’uno né l’altro sono stati accolti, e mentre il miliardo abbondante di fondi promessi nella manovra dell’anno scorso è rimasto sulla carta, adesso le promesse residue di contributi alle aziende risiedono in una riprogrammazione dei fondi comunitari tutta da definire. «Le note distintive di questa manovra? – dice il capogruppo Pd Giuseppe Lupo – una copertura dubbia, una miriade di emendamenti- mancia targati centrodestra, e nessun sostegno adeguato ai Comuni che anzi sono stati abbandonati».In questo clima, del resto, la Finanziaria che avrebbe dovuto vedere la luce entro fine febbraio ancora non decolla. «L’Ars – attacca il dem Antonello Cracolici – sta esaminando una finanziaria che si basa su un bilancio di carta. Dopo che per giorni è stata smentita, è stata confermata la formale notifica dell’impugnativa sulle variazioni di bilancio. Questa situazione pesa come un macigno » . « I conti della Finanziaria – gli fanno sponda i grillini Giovanni Di Caro, Luigi Sunseri e Nuccio Di Paola – sono sballati. Altro che aiuti a imprenditori e partite Iva, ora sono a rischio tutte le spese della Regione ».Le imprese aspettano i risarcimenti dopo le nuove chiusure Ma l’Ars rinvia ancora sulla Finanziaria che comunque prevede poco o nulla

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