nello musumeci domenico sanfilippo

Zona arancione e conti in rosso, gli imprenditori contro Musumeci: “Fuori i soldi promessi”

di Giusi Spica – La Repubblica

Nella Sicilia arancione per decreto legge, nonostante numeri del contagio ancora da zona gialla, loro sono rossi. Rossi di rabbia. Perché da domani, dopo sole tre settimane di riapertura, dovranno spegnere di nuovo le luci di bar e ristoranti. Le ventimila imprese siciliane della ristorazione e dell’indotto che danno lavoro a 70 mila dipendenti stimano di aver già perduto 3 miliardi di incassi. E mentre il governatore Nello Musumeci bussa alle porte del governo Draghi per chiedere di accelerare sui 50 miliardi di aiuti promessi nel nuovo “ decreto Sostegni”, loro bussano a quelle della Regione: « Non c’è un euro per noi nella Finanziaria in discussione all’Ars » , denunciano le associazioni di categoria, cassando come elemosina i 125 milioni arrivati finora a 58 mila imprese, poco più di duemila euro a testa, a fronte di 3 miliardi di perdite stimate in un anno di pandemia.Rabbia in piazzaIn vista della stretta chiedono un ruolo da protagonisti nella « guerra dei ristori» ingaggiata dalla Regione con il governo centrale che ha stabilito il passaggio dell’Isola in zona arancione dal 15 marzo al 6 aprile e in rossa a Pasqua e Pasquetta. Ieri a Palermo un comitato spontaneo di ristoratori si è dato appuntamento a piazza Verdi per pianificare le prossime mosse. E non escludono azioni eclatanti. « Portiamo le scorte destinate a marcire nei magazzini davanti a palazzo d’Orleans » , hanno proposto i più agguerriti, dandosi appuntamento per domani.Né clienti né ristoriDopo la firma del decreto, il governatore è tornato alla carica con Roma chiedendo di accelerare sui ristori per attenuare gli effetti del ritorno in zona arancione. Ma le associazioni di categoria denunciano che se gli aiuti nazionali sono lenti, la Regione ha fatto poco o nulla. « I 125 milioni del Bonus Sicilia previsti dalla scorsa Finanziaria sono stati una goccia nel mare – dice Tindaro Germanelli, responsabile regionale della sezione agroalimentare del Cna – e ci sono imprese che non hanno ricevuto un euro perché rimaste ostaggio della burocrazia». La Regione infatti non ha investito fondi propri per gli aiuti, ma ha riprogrammato la spesa europea: « Abbiamo ottenuto da Bruxelles di stornare alcuni fondi destinati agli investimenti sul sostegno alle imprese – spiega l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano – ma il problema sono le regole di certificazione della spesa che impone per esempio che i beneficiari abbiano l’attestazione Durc di regolarità contributiva dall’Inps». E così almeno mille aziende sono rimaste fuori.Finanziaria beffaLa vera beffa è la nuova Finanziaria che non stanzia un euro per i ristori. Come sottolineato, oltre che dall’opposizione all’Ars, da uno dei principali azionisti della maggioranza di governo, la Lega, che ieri ha chiesto di «ritirare centinaia di emendamenti utili ma insostenibili per dare i ristori » . L’assessore Turano getta acqua sul fuoco: « Vedremo se c’è spazio per la riprogrammazione delle risorse europee per via amministrativa ». Ma i fondi della programmazione 2014-2020 sono finiti, e su quella nuova pesano i ritardi nazionali. Sul piatto Turano può mettere solo 25 milioni di euro delle cosiddette “ quote territorializzate” destinate ad alcune aree della Sicilia. « Abbiamo una interlocuzione con i sindaci che ci stanno inviando i codici delle imprese costrette a chiudere per effetto della zona rossa e arancione. Sono già pronto a pubblicare il bando, all’appello manca solo Palermo ».Il soccorso romanoE così le associazioni cercano di giocare anche su un altro tavolo, quello romano: « A livello nazionale – dice Germanelli del Cna – siamo fermi all’erogazione del bonus Ristori 4. Il massimo che qualcuno è riuscito ad ottenere finora è stato un contributo di 12 mila euro in un anno. La cosa positiva del nuovo decreto è che sarà generalizzato per le imprese che hanno subito un calo di fatturato, senza il vincolo del codice Ateco».Pasqua magraMa domani la partita si sposta dai tavoli di contrattazione alla piazza. Antonio Cottone, titolare del ristorante La Braciera a Palermo e presidente provinciale di Fipe Confcommercio, ha dovuto mettere in cassa integrazione 40 dei 50 dipendenti: « Musumeci chiede i ristori a Roma ma a noi in un anno ha dato solo 2.156 euro a testa. Poi abbiamo avuto agevolazioni per accedere ai finanziamenti di Irfis e ci siamo indebitati ».

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.