estorsore

Denuncia l’estorsore e lo fa arrestare “Lo Stato siamo noi”

di Salvo Palazzolo – La Repubblica

Davanti a una tazzina di caffè, al bar, dice: «È stato faticoso dire no al racket, è stata una scelta sofferta psicologicamente, perché hai paura. Ma la questione sta nel capire che non siamo soli. Denunciare non è una scelta che ti porta a diventare un eroe o una star. Denunciare ti mostra che cosa è lo Stato. La denuncia non è altro che un’insieme di persone che si incontrano: il cittadino, le associazioni e le forze dell’ordine. Lo Stato siamo noi». Le parole appassionate di questo giovane imprenditore di 28 anni, è un architetto, hanno fermato le parole arroganti di un esattore del pizzo. « Si è presentato nel cantiere dove sto ristrutturando alcuni appartamenti, alla Vucciria — racconta — e ha chiesto prima un posto di lavoro, poi ha offerto delle forniture. All’ennesima visita, è stato più sbrigativo: “ Qui funziona così, se vuoi stare tranquillo devi pagare”». L’imprenditore non ha avuto dubbi sul da farsi. Si è rivolto alla cooperativa antiracket Solidaria, che già negli anni scorsi lo aveva aiutato a liberarsi da un usuraio. E poi è scattata la denuncia alla Guardia di finanza. Gli investigatori del Gico, d’accordo con il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e il sostituto Amelia Luise, hanno preparato una trappola per l’esattore dei clan, che è scattata tre giorni fa. L’imprenditore ha fatto finta di pagare i 300 euro della prima rata richiesta, pochi istanti dopo è scattato il blitz. In manette è un personaggio davvero particolare: Riccardo Meli, 31 anni, è sposato con la nipote del boss di Porta Nuova Tommaso Lo Presti. Una parentela che in questa storia apre scenari d’indagine importanti per la Direzione distrettuale antimafia, che tiene sotto controllo l’evolversi della riorganizzazione di Cosa nostra in città. « L’esattore faceva sempre riferimento ad altre persone che lo mandavano da me — racconta l’imprenditore — parlava di uno zio, diceva: “ Io ti sono amico”. E si proponeva come un intermediario » . Sono stati giorni difficili, in un’escalation di minacce. «Dopo la denuncia, ho subito anche un furto di attrezzature in cantiere. Avevo paura, molta paura, perché capivo che la mia attività era diventata l’oggetto principale dei loro interessi». E, intanto, si faceva strada anche un’altra terribile sensazione: « Se erano venuti da me, pensavo, erano andati anche dagli altri imprenditori che stanno facendo ristrutturazioni alla Vucciria. Ma nessuno di loro ha denunciato. Questo vuol dire che tutti gli altri pagano » . A chi paga ancora, si rivolge il comandante provinciale della Finanza, il generale Antonio Quintavalle Cecere: «Chi denuncia ottiene tutela immediata » , dice. Il colonnello Gianluca Angelini, il comandante del nucleo di polizia economico finanziaria, ribadisce: « Insieme siamo sempre più forti della criminalità. La denuncia rende liberi». Liberazione è la parola che ama anche il giovane imprenditore: «Non mi piace parlare di ribellione — dice — perché non sono loro che comandano. La parola liberazione ci ricorda invece che denunciare fa riacquistare dignità. Non dovremmo dimenticare mai che la città è nostra, non della mafia ».Anche oggi, accanto a questo imprenditore coraggioso, c’è l’instancabile presidente di Solidaria, Totò Cernigliaro, che sorride: «Grazie alla Guardia di finanza e alla procura per il lavoro straordinario che è stato fatto » . Solidaria è attualmente impegnata nella realizzazione del progetto “Insieme si può”, finanziato con i fondi del “Pon Legalità”. Un progetto che prevede la creazione di uno staff di supporto per le vittime del racket: ne fanno parte uno psicologo, un tutor, un avvocato e un commercialista. « Sono stati un sostegno importante » , dice l’imprenditore.Adesso, dopo il blitz alla Vucciria, è il momento di capire chi c’è dietro l’esattore del pizzo. Chi è lo “zio” che veniva citato? Chi sono gli “altri” che pretendevano la “messa a posto”? Il mandamento di Porta Nuova, dentro cui rientra la Vucciria, continua ad essere un laboratorio di riorganizzazione criminale nonostante arresti e processi. Nel mirino dei boss ci sono tanti cantieri per le ristrutturazioni nel centro storico. «La città è nostra — ripete il giovane palermitano che dice “ Lo Stato siamo noi” — i mafiosi devono andare via».

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