vaccino astrazeneca

AstraZeneca, il PM di Siracusa «Indago sui morti, ma per me l’ho voluto»

dal Corriere della Sera

«Certo che non ho avuto esitazione a fare il vaccino AstraZeneca, anche se conoscevo la storia di Stefano Paternò. L’ho fatto il 9 marzo. La mattina stessa avevo ricevuto la denuncia dei familiari che raccontava le sue ultime ore di vita, da quando si era recato al lavoro sano a quando, dopo la somministrazione, aveva avuto febbre che si alzava, dolori sempre più forti, fino alla morte. Per cui era evidente il nesso cronologico (parliamo solo di questo). Ma io credo nella scienza». Gaetano Bono, 37 anni, sostituto procuratore a Siracusa, eletto a febbraio nelle distrettuali Anm a Catania con la neo lista «Partecipazione e Rappresentanza», contro il «correntismo alla Palamara», è diventato, in un colpo solo, croce e delizia della campagna vaccinale. Indaga sull’ad di AstraZeneca per gli effetti di un farmaco che però si è fatto inoculare. E lo rivendica. «Capisco la preoccupazione generata dal sequestro delle dosi, ma io sono il migliore esempio che si può stare tranquilli». Ha saltato la fila per dimostrarlo? Sorride, con quell’aria da combattente mite. «Ma no. Ci mancherebbe. Per noi magistrati era previsto un servizio di vaccinazione. Il procuratore, incontrato in corridoio, mi ha ricordato che era stato attivato quel giorno. Mi sono messo in coda e l’ho fatto subito» racconta. Fiducioso che «siamo in una fase in cui le migliori menti hanno lavorato tutte per riuscire ad avere più in fretta un vaccino» e convinto che «se vogliamo sperare di fermare il contagio e il disastro economico e sociale dobbiamo raggiungere l’immunità di gregge». Ma Bono fa anche notare che «il peggior lascito della pandemia è stata una sorta di perdita di sensibilità rispetto alla morte. Dietro ogni vittima ci sono mogli, figli, genitori ancora in vita, amici. Ecco perché vogliamo indagare, senza guardare in faccia nessuno e con tempestività».

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