Angela Merkel

Dopo sedici anni, Angela Merkel non tornerà alla cancelleria

Markus Söder, possibile successore, rivendica un’illuminata agenda ambientalista perché economia non esclude ecologia

di Michele Valensise – Huffington Post

Nella classifica delle maggioranze di governo originali, dove l’Italia è in ottima posizione da tre anni, tra poco potrebbe entrare anche la Germania pur senza svettare. Il 26 settembre si vota per il rinnovo del Bundestag, Angela Merkel non si ricandiderà alla cancelleria dopo sedici anni di guida ininterrotta del governo federale e la coalizione “nero-rossa” Cdu/Csu-Spd in carica concluderà il suo mandato.

Merkel ha governato per dodici anni con i socialdemocratici (2005-2009 e 2013-2021) e per quattro con i liberali (2009-2013). Tutto indica che la Cdu/Csu continuerà a essere di gran lunga la prima forza politica del Paese, ma i suoi seggi in Parlamento non saranno sufficienti a governare da sola, sarà necessaria una coalizione. Non tira aria di un’ennesima Grosse Koalition con la Spd, che quest’ultima considera la causa principale del suo grave dimagrimento elettorale. Allora ricomincia il gioco dei colori: giallo-nero, liberali e democristiani? Nero-giallo-verde, “Giamaica”, democristiani, liberali e verdi? O in alternativa rosso-giallo-verde, “semaforo”, socialdemocratici, liberali e verdi? O ancora rosso-rosso-verde, Spd, Linke e verdi?

In Germania i sondaggi sono stabili e prevedibili come i governi, ma i sette mesi da attraversare prima di giungere alle elezioni sono lunghi e molto dipenderà dall’effettivo responso delle urne. Comunque, se alla fine i numeri fossero quelli di oggi, l’alleanza politica da tenere d’occhio più delle altre per il governo avrebbe i colori nero-verde, con un’inedita coalizione Cdu/Csu-Verdi a livello federale, certo ricca di implicazioni sulla politica europea e ambientale della Germania. Nello spettro politico tedesco i Grünen sono i più dedicati alla causa dell’integrazione e della solidarietà europea e agli obiettivi della transizione ecologica, prevale il pragmatismo, mentre sembra circoscritta la fase e la base massimalista. Sulla scia di Merkel, il terreno di incontro con la Cdu può essere fertile.

In attesa che i democristiani decidano chi correrà per loro a settembre come candidato alla cancelleria, il pendolo oscilla tra il renano cattolico Armin Laschet (Cdu), neo-presidente del partito, e il bavarese protestante Markus Söder (Csu). Il secondo parte oggettivamente sfavorito in quanto espressione del partito minore della Fraktion, con base solo regionale. Ma sta giocando le sue carte con abilità. In politica sin da ragazzo, ha percorso le tappe consuete in Germania per chi punta in alto, dal Parlamento regionale, alla segreteria della Csu, a incarichi ministeriali nel Land, alla guida del governo bavarese, alla presidenza dell’Unione cristiano-sociale.

Energico e popolare, Söder ha rivitalizzato l’area conservatrice, coltivato un rapporto proficuo con Merkel, eretto una barriera di chiusura ermetica dinanzi all’Afd. Adesso rivendica un’illuminata agenda ambientalista, “la tutela del clima non è un aggravio, è un’opportunità; economia e ecologia si possono collegare molto bene”, con un’eliminazione totale nel 2035 dei motori a combustione – metabolizzata dall’industria automobilistica – e con l’ambizioso traguardo della riduzione dell’1,5% del riscaldamento globale. Mette in conto anche una diminuzione dei collegamenti aerei di corto raggio e in generale è convinto che solo un grande impegno nell’innovazione tecnologica potrà contrastare i mutamenti climatici: la tecnologia pulita è un opzione per il futuro per un’economia moderna e per un’industria a vocazione export.

Markus Söder più verde di Annalena Baerbock, leader dei Grünen? Se lo chiede la Zeit, un tempo volutamente distante da ogni ricetta bavarese, oggi invece attenta a una dinamica già in atto ma nuova a Monaco e probabilmente non solo tattica. Sarà bene valutarne le implicazioni in Germania e in Europa, per l’eventualità che in autunno sia Sõder il successore di Angela Merkel a Berlino. E per il nuovo governo italiano, europeista, atlantista e ambientalista, così come per la nostra industria, sarà utile dare un’occhiata appena possibile a quel che bolle in pentola in Germania. Come sempre ci potrebbe riguardare da vicino, stavolta però ancora di più.

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