vito crimi

Una sorta di pugile suonato, Vito Crimi, il leader del M5s che non sa più cosa dire per difendere e giustificare l’operato del suo partito alle prese con le consultazioni con Mario Draghi. Alla fine, pare, a decidere sarà il voto-pagliacciata su Rousseau, la fantomatica piattaforma dell’uno-vale-uno. Roba da mani nei capelli.

E proprio di questo imminente voto si parla a DiMartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7, dove troviamo il pugile suonato Crimi a confronto con Alessandro Sallusti.

E il direttore de Il Giornale, contro il pentastellato, picchia durissimo, al solito senza scomporsi.

“Glielo dico sinceramente, senza doppio senso: apprezzo il suo coraggio, perché mettere la sua faccia fuori stasera, per come è messo il M5s, ci vuole coraggio”, premette un corrosivo Sallusti.

Che a strettissimo giro di posta aggiunge: “La prendo alla lontana: lei è ancora convinto che uno vale uno in politica o che forse il merito vale più di uno vale uno?”.

“Sono sempre convinto che uno vale uno – replica Crimi -. L’uno non vale l’altro, ma uno vale uno quando c’è da prendere delle decisioni. In questi casi l’importanza dell’intelligenza collettiva non mi ha mai deluso”. Ed ecco che Sallusti sgancia il montante decisivo:

“Dunque Danilo Toninelli vale Draghi?”.

E Crimi, visibilmente imbarazzato: “Guardi, andare a fare questi paragoni… Io dico che Toninelli ha fatto bene il suo lavoro da ministro, lo sottoscrivo”. “E perché non lo avete confermato?”, lo incalza Sallusti. “Forse ha dimenticato che il ministero dei Trasporti era poi stato preso dal Pd”, replica il grillino. A porre la pietra tombale ci pensa Floris: “Come se Toninelli fosse un esperto di trasporti…”. Cala il sipario.

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