Conte Ter Mattarella

I numeri di Conte, i dubbi di Mattarella ed il precedente di Bersani

di Marzio Breda – Corriere della Sera

È ormai questione di ore, pochissime. Da stamane la gestione della crisi passerà nelle mani del presidente della Repubblica, che da diverse settimane è pronto a quest’ esito. Un tormentato ultimo miglio che, con le dimissioni del premier al Quirinale, ufficializzerà la fine del governo Conte bis, spalancando la porta su un orizzonte al momento ancora buio.

Certo, l’inquilino di Palazzo Chigi è convinto di poter recuperare il passo indietro di oggi e di poter rinascere in fretta, sotto le spoglie di un Conte ter. Ma per riuscirci dovrà ottenere un nuovo incarico da Sergio Mattarella. E questo non è scontato.

Infatti, ciò che è andato in scena dopo lo strappo di Matteo Renzi e dopo la conquista di una fiducia assai precaria da parte dell’ esecutivo giallorosso ha scosso il capo dello Stato. Il quale si è trovato a interrogarsi sull’ agibilità parlamentare di una maggioranza senza futuro, ma aveva comunque le mani legate. Almeno fino a quando la crisi non fosse stata aperta da un atto istituzionalmente rilevante, destinato a chiamarlo in causa. Come il ritiro di Conte, appunto. Prima del quale il Colle non poteva suggerire o imporre nulla.

Questi e altri temi saranno la base del faccia a faccia sul Colle, nel quale Mattarella si aspetta che il premier gli ricostruisca – oltre all’ inevitabile cahier de doléances su come è stato disarcionato – le proprie conclusioni sul vortice di chiusure e spiragli, provocazioni e impegni, bluff e promesse raccolte nel weekend di febbrili trattative dai suoi alleati. Alleati potenziali o già sicuri che siano.

Numeri a parte, alcune domande riguarderanno il ruolo di Renzi e del suo partito. Interrogativi di questo tenore: pensate di riuscire a superare l’ incomunicabilità tra di voi, superando veti e rivalità personali? E sarà possibile ridurre le distanze con Italia viva, recuperandola in un più saldo patto di governo?

Un nodo cruciale, questo dell’ affidabilità reciproca e delle prospettive a lungo termine cui il Quirinale guarda per dovere d’ ufficio. Perché se Conte si sentisse cauzionato da un nuovo e congruo gruppo centrista (la cosiddetta «quarta gamba») i voti dei renziani risulterebbero aggiuntivi e non determinanti, per la futuribile maggioranza; mentre invece se il numero dei «volenterosi» fosse insufficiente, Italia viva tornerebbe a essere determinante. Con temibili incognite sulla stabilità di qualsiasi formula di governo fosse possibile mettere in cantiere.

Ecco il punto politico delle consultazioni che Mattarella dovrebbe cominciare domani pomeriggio (al mattino ospita le cerimonie sulla Shoah) e che completerà in tempi brevi.

Ascolterà tutti i gruppi parlamentari e qui potrebbe materializzarsi il trappolone che teme Conte. Il rischio è che qualcuno dei possibili nuovi soci destinati ad allargare l’alleanza non indichi il suo nome nel ruolo di premier, vanificando il suo sogno di essere reinvestito del mandato. Potrebbe essere per esempio il vagheggiato gruppo neocentrista, a pretendere una discontinuità a Palazzo Chigi. Ma c’ è chi non esclude possa essere lo stesso Renzi, in un estremo azzardo.

Sarà il presidente a verificare, completato il consulto, se esistano margini per un reincarico a Conte. Vuole certezze. Molto difficile che si ripeta, per lui, quel che accadde a Pier Luigi Bersani nel marzo del 2013. Ricordate? Fu quando l’ allora segretario del Pd chiese al Quirinale l’incarico per formare un governo, fiducioso di costituire una maggioranza che non c’era. Quello che gli concesse Napolitano fu un pre-incarico, o mandato condizionato, perché fu subito chiaro che l’ impresa era proibitiva. E dopo sette giorni, Bersani dovette arrendersi.

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