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Da Trumpiani a Trumpini: Il “Vae Victis” della destra Italiana

Trump avrebbe perso per colpa della sua “arroganza”, lo afferma – persino – Silvio Berlusconi

di Federica Fantozzi – Huffington Post

“Oggi è oltre. Da me nessuna difesa”. E se lo dice lui: Guglielmo Picchi, deputato leghista, ex sottosegretario agli Esteri, bocconiano e salviniano, tra i più accesi sostenitori di Trump, che il 4 novembre ci spiegava “perché Donald ha vinto e i Democratici provano a rubare le elezioni”.

L’assalto a Capitol Hill spiazza e ammutolisce i fan italiani del presidente uscente. Da “Stop the Steal” a “Stop the Violence”, ma con dichiarazioni pallide o tortuose. Così in poche ore i trumpiani diventano trumpini. Giorgia Meloni viene messa sotto assedio da sinistra per il pilatesco post in cui si augurava che “le violenze cessino subito come chiesto da Trump” quando Mitt Romney parla di “insurrezione incitata dal presidente Usa”. Poi gli auguri a Joe Biden per “riportare concordia in una nazione profondamente divisa”. 

Inizialmente cerchiobottista Matteo Salvini: “La violenza non è mai la risposta, da Washington a Istanbul. Per me l’Italia e gli italiani vengono prima di tutto e tutti”Poi corregge il tiro: “Sostenevo le idee dei repubblicani, dei conservatori e di Trump ma un conto è il voto, un conto è entrare armati in Parlamento, quella è follia”.

Del resto, a qualcuno Jake Angeli, il “vichingo” con il cognome italiano e le corna di bisonte, è parso sbucare dalla Pontida del passato. Ma separare i fatti dai mandanti è arduo.

A rigirare il coltello nella piaga ci pensa Silvio Berlusconi: “Aver suscitato, incoraggiato, evitato di condannare questo tipo di atteggiamenti è un comportamento che nessun leader politico dovrebbe permettersi in un Paese democratico – dice con nettezza l’ex premier – E un centro-destra liberale non può che esprimere condanna”. Del resto, il Cavaliere aveva già liquidato la sconfitta di Trump come colpa della sua arroganza, e – nei giorni delle tensioni con il Capitano -aveva avvisato gli alleati che senza Forza Italia il centrodestra non esisterebbe né tantomeno potrebbe governare. 

Il populismo, già controvento, si ritrova in una bufera improvvisa. I social, impietosi, ritirano fuori tutto proprio mentre l’America discute se invocare il venticinquesimo emendamento per rimuovere un presidente “incapace di adempiere ai poteri e doveri della carica”. Ecco la foto di Meloni, con la Casa Bianca sullo sfondo, e l’entusiasmo per la “ricetta” da importare. Ecco il Salvini-pensiero da “Trump sui brogli ha ragione, vigileremo su possibili fregature anche da noi” alla mascherina con il logo della campagna elettorale. Giancarlo Giorgetti, responsabile Esteri nonché inesausto sostenitore della “de-trumpizzazione” di Matteo, tace e chissà se si mette le mani nei capelli. L’unico che – come altre volte – accelera sul fronte moderato è Luca Zaia: “L’accaduto è scandaloso, è un attacco alla democrazia se non accetti il responso elettorale. Trump deve condannare”

Gli ultrà contro il Deep State 

Quattro morti, uffici devastati, parlamentari evacuati o bloccati dal Secret Service nelle loro stanze, esercito infine schierato. Twitter sospende il profilo di Trump. Persino la Fox è in imbarazzo, mentre c’è chi invita a boicottarla. Non il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore: “Onore a Ashli Babbitt, uccisa vigliaccamente dalla polizia, prima eroina della rivoluzione popolare americana” contro il “potere corrotto e vile”. Idem il leghista Silvano Pironi su Facebook: “All’assalto del Deep State – postava ieri – La controrivoluzione identitaria al grido di “Fight for Trump”. Assediato il Campidoglio per bloccare l’elezione farlocca di Biden. Gli Americani sono con Trump”. E oggi: “Ashli Babbitt, veterana, disarmata. Le “femministe” tacciono? Difficilmente vedremo la Boldrini inginocchiarsi”. Il deputato pisano Edoardo Riello la prende di lato, rispondendo all’allarme contro le fake news del grillino Toninelli: “Ora useranno la scusa della protesta di Washington per chiudere il teatrino della presunta crisi e blindare le poltrone”.

Sui fatti in sé, però, prudente silenzio. Cauto, ma non domo Simone Pillon, senatore leghista, neocatecumenale e già promotore del Family Day: “Resto fermamente convinto delle idee del programma di Trump e delle sue decisioni su valori, famiglia e vita nascente. Quanto è accaduto non può essere accettato, ma da qui a collegarlo con la volontà del presidente ce ne vuole”. Non crede che sia – come minimo – intervenuto tardi e debolmente? “Prima ho letto i suoi tweet in cui invitava alla pace e al rispetto delle forze dell’ordine. Non entro nella dinamica dei fatti ma li condanno”.

Picchi su Twitter è più articolato: “Ho apprezzato tagli tasse, politiche commerciali e migratorie. Da due mesi Trump ha buttato tutto via anche per noi. Se va via prima non sbaglia”. Poi: “Esaurita senza successo la fase (della contestazione, ndr) si va all’opposizione e ci si prepara per la volta dopo. Questo gli sfugge”. Il deputato del Carroccio rilancia la tesi che quei violenti hanno fatto un “regalo alla sinistra Dem e nostrana”, ma “75 milioni di ragioni diverse dalla vostra sono ancora lì. Ma non sia vae victis”. Linea simile per Guido Crosetto: “Eroi questi? Gentaglia peggior nemico dei conservatori seri – cinguetta l’ex viceministro della Difesa – Uno spot per la sinistra nel mondo”. Che però, tra suprematisti bianchi, Proud Boys e milizie varie, sta andando in onda da un po’. Poche parole sono comunque troppe per un certo mondo di ultradestra, che bolla Crosetto come traditore. Lui avvisa: “Il 45% degli elettori repubblicani è d’accordo con l’assalto. Significa decine di milioni di americani convinti che le elezioni siano state truccate”. Infine si stufa: “Vabbè, sembra che abbiano fatto il casino a Washington solo per utilizzarlo per le nostre polemiche interne. Non ne posso più. Amen”.

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