stretto di messina

Scomparsi dal Recovery Plan i progetti per collegare la Sicilia con la Calabria. Compagnone: “Strappo definitivo tra Governo e Sicilia”

“Il ponte sullo stretto di Messina è un’opera futuribile, oggetto di accesi dibattiti relativi a costi, utilità e fattibilità tecnica, proposta con una serie di variegati progetti di ingegneria civile, approntati in tempi diversi e con soluzioni differenti, per realizzare un attraversamento stradale e ferroviario stabile dello stretto di Messina, collegando così la Sicilia con la Calabria e la penisola italiana. Le ultime ipotesi maturate a partire dagli anni ’70 ipotizzavano un progetto di ponte a campata unica di 3 300 m, che sarebbe ampiamente il più lungo ponte sospeso al mondo”

Inizia così la pagina Wikipedia dedicata al ponte di Messina. Lo definisce appunto un progetto futuribile (che può quindi avvenire o meno), accennando anche a delle ipotesi che risalgono agli anni ’70. Ma c’è un dato che andrebbe aggiornato, e cioè la lunghezza del ponte sospeso più lungo al mondo, ma su quello torneremo a breve.

In un articolo su Live Sicilia, dell’8 dicembre 2020 leggiamo come “Dopo mesi di propaganda sul ponte con il senatore Faraone e il viceministro Cancelleri che rilanciavano con teleferiche e tunnel sopra e sotto il mare adesso il progetto di ponte sullo Stretto è improvvisamente scomparso dal Recovery plan”. Queste sono le parole di Stefano Candiani, Segretario Regionale della Lega Sicilia Salvini Premier. Nel testo di ben 125 pagine, continua il Segretario, “non compare neanche per caso il ponte sullo Stretto. Una scelta che non condividiamo assolutamente”, e poi continua, “penso al Senatore Faraone – PD – che non ha esitato a indicare il ponte come una priorità del Recovery Plan, o del Viceministro Cancellieri – Movimento 5 stelle –che aveva già pronti cinque miliardi per il tunnel tra le due sponde dello Stretto”.

Giuseppe Compagnone, detto Pippo, deputato regionale appartenente al movimento Grandi Autonomie e Libertà (GAL), presidente della commissione parlamentare permanente sull’esame delle attività dell’Unione Europea, ha così commentato la “sparizione” del progetto dal Recovery Plan:”Evidentemente se l’Europa, con il corridoio Berlino – Palermo, ha sempre ritenuto strategico il ruolo e la posizione geopolitica della nostra isola, questo governo di ascari e traditori ci considera ancora alla stregua di una colonia. Se il premier Conte, il “premierino” Di Maio, il ministro Paola De Micheli ed i loro danti causa non vogliono la Sicilia in Europa lo dicono chiaramente. Noi ci organizzeremo di conseguenza, soffiando sul sentimento sicilianista ed indipendentista della nostra gente che non si è mai sopito. Appare chiaro a questo punto che occorre in Sicilia un contrappeso politico alle logiche romanocentriche che ci umiliano“.

Il famoso Recovery Plan è finalmente pronto, dopo ben 4 mesi di segreti, ribattezzato: Il piano nazionale di ripresa e resilienza – parola molto di moda – che servirà a spendere in maniera mirata – o almeno speriamo – ben 208,6 miliardi. Il testo parla di incentivi per l’innovazione nelle imprese con Industria 4.0, dell’alta velocità ferroviaria al Sud, di dottorati di ricerca, ma sono ancora molti i dubbi che avvolgono il progetto del Recovery Fund.

Uno di questi, certamente, riguarda il famoso Ponte sullo stretto, una figura ormai quasi mitologica, la cui storia si perde nel tempo. Provando a ripercorrerne i passi a ritroso, troviamo come il 4 novembre del 2020, su Repubblica si parlava di come i deputati di Forza Italia avessero indossato delle t-shirt di protesta, nell’Aula di Montecitorio, con su scritto “Sì Ponte”. Sempre nello stesso articolo leggiamo le parole di Santi Cappellani, deputato del Pd, che ha precisato: “I progetti per un’infrastruttura tra la Sicilia e la Calabria sono più di uno. Per questo motivo, quello che urge davvero, è fare immediata chiarezza sul modello di attraversamento da adottare. La mozione di maggioranza è orientata in tal senso e fissa una data certa, il 31 dicembre di quest’anno, per decidere quale tipo di attraversamento mettere in opera”.

Siamo solo al 9 dicembre e già queste parole sembrano non trovare alcun fondamento. Ma andiamo avanti, cioè indietro, nella storia del Ponte.

Come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, la lunghezza stimata per il ponte sarebbe pari a 3 300 m, almeno secondo Wikipedia. In un articolo di quest’estate su Il Quotidiano, si sottolineava come questa “passerella” abbia fatto sempre “un po’ paura” e che in molti hanno, negli anni, messo in discussione la sua realizzabilità.

Eppure, oggi, esiste un ponte ancora più lungo e lo troviamo in Cina, precisamente ad Akashi. Il nome originale è Akashi-Kaikyo Onashi, letteralmente “grande ponte dello stretto di Akashi”. È alto 282,8 m e lungo 3 911 m.

È stato inaugurato il 5 aprile del 1998 e unisce le città di Kobe, sull’isola di Honshu, all’isola Awaji.

Sicuramente il governo cinese è molto diverso da quello italiano e sicuramente la situazione del mezzogiorno è più unica che rara, ma (sempre nell’articolo de Il Quotidiano di quest’estate) possiamo leggere come ben trentanove accademici, ingegneri, architetti e dirigenti di varie società della comunità scientifica internazionale, già nel febbraio 2013, firmarono un appello, dichiarando: “Noi che parliamo una sola lingua, quella della scienza e dell’Ingegneria affermiamo che il ponte non è una storia di sprechi, ma al contrario è una impresa che ha portato all’Italia ed alla comunità scientifica internazionale uno straordinario bagaglio di specifiche conoscenze multidisciplinari che sono state riconosciute ed oggi ricercate in tutto il mondo”.

Le prime tracce del progetto risalgono addirittura al 1866, quando il Ministro dei Lavori Pubblici, Jacini, incaricò l’ingegnere Alfredo Cottrau, tecnico di fama internazionale, di studiare un progetto per un ponte che unisse Calabria e Sicilia. Già nel 1870 era nata anche l’idea di un allacciamento sottomarino, come il Tunnel della Manica, finito di realizzare nel 1994.

Insomma, ne è passata di acqua sotto l’idea del Ponte dello Stretto, eppure siamo ancora a “Carissimo amico”, come si suole dire. Nella serie (fuoriserie) italiana “Boris”, della Fox, al protagonista, René Ferretti, un regista frustrato, viene proposta la regia di una soap. Si vedono allora due giovani, una coppia (dall’accento marcatamente del sud) che con sguardo sognante guarda fuori dalla finestra (di cartone, dato che è una soap opera) parlando di come il Ponte “ci salverà tutti”, un “Ponte contro le mafie!”. Uno sguardo ovviamente ironico su una situazione abbastanza tragica.

Come dicevamo, il Ponte ormai è una figura mitologica, una chimera al pari di Scilla e Cariddi, che probabilmente resteranno eternamente in lotta.

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